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“Il caldo di questi giorni deve aver dato alla testa a Bottacin o, più probabilmente l’atmosfera da campagna elettorale, deve avergli fatto capire fischi per fiaschi”.

Lo sostiene Enrico Cappelletti, Candidato presidente della Regione Veneto in merito alle dichiarazioni dell’Assessore all’ambiente della ragione Veneto Gianpaolo Bottacin. 

“Ieri ha attaccato il Governo in merito alla vicenda PFAS, sostenendo che avesse definito dei limiti più alti rispetto a quelli della regione Veneto. Oggi invece, da quanto si apprende dalla stampa, cambia completamente posizione, dichiarando l’esatto contrario e rinnegando le sue stesse parole del giorno prima. Secondo Bottacin sarà la Regione, sulla base di ciò che ha introdotto il Governo, a poter predisporre i limiti come meglio ritiene. Non solo cambia idea dal giorno alla notte ma tra le varie corbellerie sostiene anche che i limiti per il C6o4 e il HFPO (GenX) contenuti nella bozza del Disegno di Legge Green New Deal e transizione ecologia del Paese, a cui anche lo stesso Bottacin ha collaborato, sono 5 volte più alti di quelli massimi imposti dalla Regione Veneto quando la Regione non ha mai legiferato su tali sostanze. Bottacin dimostri in contrario!”

“Insolazioni a parte è evidentemente che l’assessore non si rende conto – continua Cappelletti – di quello di cui sta parlando: quando il Movimento 5 Stelle denunciava questo grossissimo problema di inquinamento ambientale, la Regione da lui amministrata autorizzava Miteni a sintetizzare una nuova molecola inquinante, il GenX. Nel momento in cui il Movimento ha messo in luce questo incredibile inquinamento nel territorio, Bottacin anziché intervenire per disporre la chiusura dello stabilimento inquinante, ci minacciò pubblicamente di querela per procurato allarme.” 

“Il legista si deve vergognare per ciò che ha detto e fatto, ma soprattutto per quello che non ha fatto in tutti questi anni. Imporre i limiti pari allo zero rilevabile è e resta l’obiettivo del M5S, non ha importanza se per intervento del Governo o se per obbligo della regione ad intervenire in materia. Tutto questo va raggiunto utilizzando le migliori tecnologie attualmente a disposizione e la bozza del Decreto ne tiene conto, così come tiene conto delle valutazioni dell’ISS e dell’ISRA-CNR.”

“Per quanto riguarda la competenza circa la fissazione dei limiti allo scarico, questi sono fissati a livello nazionale. Tuttavia, poiché il legislatore non può prevedere una tabella esaustiva con tutte le sostanze chimiche presenti nei cicli produttivi, in particolare di quelle nuove ed emergenti o di cui non si ha ancora notizia all’atto della emanazione della legge, è fatto obbligo alle Regioni (art. 101, comma 2 del D.lgs. 152/2006) di definire i limiti più restrittivi per qualsiasi sostanza che venga rilevata e ritenuta pericolosa da parte della autorità regionali, in virtù – tra l’altro – della competenza regionale del monitoraggio ambientale. Infatti, l’art. 101, comma 2 dello stesso D.lgs. 152/2006 riporta: “Ai fini di cui al comma 1, le regioni, nell’esercizio della loro autonomia (…) definiscono i valori-limite di emissione, diversi da quelli di cui all’Allegato 5 alla parte terza del presente decreto, sia in concentrazione massima ammissibile sia in quantità massima per unità di tempo in ordine ad ogni sostanza inquinante e per gruppi o famiglie di sostanze affini. Le regioni non possono stabilire valori limite meno restrittivi di quelli fissati nell’Allegato 5 alla parte terza del presente decreto”. Pertanto, la Regione Veneto, nel caso di specie e con preciso riferimento alla questione dei PFAS aveva ed ha l’obbligo di fissare limiti nuovi o più restrittivi di quelli contenuti nella Tabella 3 citata, in riferimento in particolare ai composti PFAS nuovi o emergenti e in riferimento al “principio di precauzione” che impone misure preventive nel caso di rischi per la salute umana.”

“È pretestuosa e non trova fondamento giuridico l’affermazione contenuta nel comunicato stampa di Bottacin – in cui si fa riferimento – circa il fatto che “la Regione del Veneto, pur non avendone la competenza già dal 2017 ha fissato autonomamente un limite ‘virtualmente tendente a zero’ per le acque potabili”, in quanto, come riportato sopra, l’art. 101 pone in capo alle Regioni tale competenza e obbligo. Per quanto riguarda, infine, il valore assoluto di concentrazione fissato dalla proposta normativa contenuta nel Collegato Ambientale 2020 – conclude Cappelletti – questo non può essere così restrittivo quanto quello che può (e deve) essere definito autonomamente dalla Regione (allo scopo di tutelare le acque ai sensi della Direttiva quadro acque e la salute umana).”

Fonte: Il Giornale di Vicenza del 23/08/2020, Dennis Dellai

Pfas, Enrico Cappelletti (M5S): “Orgogliosi della decisione presa dal ministro Costa”

Il Candidato Presidente alla Regione Veneto: “Una grande vittoria per il Movimento”

“Siamo lieti e orgogliosi della decisione del ministro Costa di portare allo zero laboratoriale il livello di contaminati Pfas nell’acqua. È il coronamento di una battaglia iniziata in solitaria dal M5S oramai molti anni fa, una battaglia contro tutto e contro tutti.”

Lo sostiene Enrico Cappelletti, candidato pentastellato alla presidenza della Regione Veneto, in merito alla decisione del ministro dell’ambiente Costa di adottare vincoli più stringenti riguardo ai Pfas.

“Dunque a livello nazionale finalmente si abbasseranno i livelli di Pfas fino allo zero rilevabile e la norma sarà inserita nel collegato ambientale, che arriverà in CdM presumibilmente prima di ferragosto. Purtroppo in questa lotta per la tutela dell’ambiente ci siamo trovati per anni da soli, non abbiamo avuto alcun supporto dalla Regione, che ci ha perfino accusato e minacciato di querela per procurato allarme – afferma Cappelletti. A distanza di molti anni, una volta ancora, la storia stabilisce le responsabilità e i ruoli: anche in questo caso avevamo ragione noi.”

“Resta il rammarico di non essere riusciti a fermare prima questa situazione di disastro ambientale – conclude Cappelletti – e rimangono alte le attese per gli sviluppi relativi al processo in corso, dal quale ci aspettiamo emergano chiaramente tutte le responsabilità.”


Fonte: Il Giornale di Vicenza del 29/07/2020 di Giorgio Zordan

Treviso «Ormai è una partita tutta politica», sostengono con buone ragioni dalle parti di Edizione-Benetton. Se così è, la suddetta partita si sta giocando nell’assordante silenzio del partito di maggioranza molto più che relativa in Veneto, la Lega. Non un fiato. Anche Mario Conte, l’emergente sindaco leghista di Treviso – la città dei Benetton – prende tempo e preferisce non commentare. Tanto che Arturo Lorenzoni, lo sfidante di Luca Zaia per il centrosinistra alle prossime regionali, ieri è sbottato: «Quando c’è un problema, il governatore guarda altrove. Oggi ( ieri, ndr ) in conferenza stampa, alla domanda di un giornalista sulla concessione di Autostrade, ha risposto “non so nulla. Leggo dai giornali”.

La stessa risposta data sul Mose, sui Pfas, sui cantieri della Pedemontana e su molto altro. La vicenda legata alle concessioni autostradali coinvolge uno dei principali gruppi imprenditoriali della nostra regione: rispondere “non so nulla” significa non assumersi la responsabilità di una posizione».

L’unico leghista, guarda caso non veneto, a dire pubblicamente qualcosa sull’argomento è stato l’ex viceministro allo Sviluppo economico, Dario Galli, che se l’è cavata con un salomonico «noi della Lega non stiamo né con i Benetton né contro i Benetton». Salvo poi specificare: «Ma chi gestisce le autostrade non può avere il 50% di guadagno. O la Società Autostrade, con i soldi dei pedaggi, recupera il tempo perduto sulle manutenzioni, oppure, per manifesta inadempienza, gli si toglie la concessione». Non esattamente una dichiarazione di vicinanza.

Randellate su Ponzano e dintorni, come da copione politico, piovono copiose dal cielo dei 5 Stelle. L’ex senatore Enrico Cappelletti, ora candidato alla presidenza della Regione, va dritto al cuore della questione: «Non ci sono dubbi, la revoca delle concessioni autostradali deve essere fatta senza se e senza ma. I Benetton, primi azionisti di Atlantia e Aspi, hanno guadagnato miliardi di euro dei cittadini italiani, alzando i pedaggi al primo starnuto. Miliardi – affonda il colpo Cappelletti – che in parte sono serviti anche a finanziare la politica, e questo forse spiega più di ogni altra cosa le molte resistenze che ha incontrato il M5S nel revocare loro la concessione. I Benetton hanno sempre goduto di un grande sostegno da parte delle forze politiche, il “salva-Benetton”, votato sconsideratamente anche dalla Lega, sta lì a dimostrarlo». La chiusa è un invito alla massima trasparenza: «Siano resi pubblici i nomi dei ministri – reclama Cappelletti – che eventualmente si opporranno alla revoca, perché i morti del Ponte Morandi reclamano giustizia. Adesso i Benetton si mettano l’anima in pace, cedano le loro quote e la smettano di sottrarsi alle loro responsabilità».

Più prudente è la valutazione nel merito di Lorenzoni: «Sulla vicenda Aspi, ma vale per tutte le concessioni, sono convinto che il principale compito dello Stato sia esercitare le funzioni di controllo. Entrare nella proprietà non garantisce di per sé la sicurezza né l’economicità – come il restarne fuori, d’altronde. Ciò che deve cambiare in modo netto è la reale capacità di controllo dello Stato».

Fonte: Corriere del Veneto del 14/07/2020 di Alessandro Zuin

«Persone normali e oneste: laureati, professionisti, impiegati, anche gente che magari ha iniziato a lavorare a 15 anni. Perché in Consiglio regionale vogliamo portare la cultura del lavoro: i politici di professione o quelli che non hanno la fedina penale pulita, li lasciamo agli altri partiti». Il candidato presidente Enrico Cappelletti presenta così gli aspiranti consiglieri che affiancheranno il suo nome nella circoscrizione di Treviso alle prossime elezioni regionali. I pentastellati sono i primi tra la forze in campo ad ufficializzare i propri portacolori in corsa per palazzo Ferro Fini. Nel listino della Marca, oltre allo stesso Cappelletti (52 anni, padovano di nascita, ma da tempo residente a Crespano del Grappa, già senatore nella scorsa legislatura), saranno in sette.

IL VOLTO NOTO

Il volto più noto, non fosse altro perché consigliere regionale uscente è Simone Scarabel, originario di Maserada, ma stabilitosi ad Oderzo. Incarico istituzionale anche per Valentina Borin, consigliere al Comune di Salgareda. E poi, in ordine alfabetico, Daniela Bolzan (di Pieve di Soligo), Daniele Facco (Resana), Maurizio Mestriner (Ponzano Veneto), Rosa Poloni (Montebelluna), Gemma Savastano (Treviso). Per tutti il richiamo ai punti chiave del programma e ad alcuni temi fondanti del Movimento: l’attenzione all’ambiente, l’economia verde e le nuove tecnologie come leva di sviluppo e occupazione, la difesa di una sanità «che sta sempre più scivolando verso i privati». Unanime anche la consapevolezza che li attende una sfida improba, in un territorio in cui Luca Zaia e la Lega sono accreditati di un consenso bulgaro.

I TEMI

Ma pure la volontà di dimostrare che «al di là dell’abilità comunicativa del governatore», in Veneto non tutto funziona come dovrebbe. A partire dal simbolo Pedemontana «la cui concessione finirà per costare ai cittadini 1.500 euro al metro, contro i 350 delle autostrade», come rimarca Scarabel. Cappelletti rivendica la scelta di correre da soli («un’attestazione di coerenza, anche verso noi stessi, essendo un soggetto politico alternativo agli altri schieramenti») e l’aver rifiutato pluricandidature in più province. E guarda all’ampia platea degli astenuti: «Quasi uno su due, nella scorsa tornata, che non voterebbe Zaia neppure con la pistola alla tempia, ma, va ricordato, non si fida neppure delle opposizioni. Se riusciremo a convincere costoro, allora il risultato di queste elezioni è tutto da scrivere». A tenere a battesimo la squadra, ieri a Palazzo Rinaldi, sono arrivati la senatrice mestrina Orietta Vanin e il bellunese Federico D’Incà, ministro per i Rapporti con il Parlamento: «I sondaggi ci danno sfavoriti? – sottolinea quest’ultimo – Noi rispondiamo con i fatti: con l’aiuto alle 335mila partite Iva e lavoratori autonomi, con le 70mila richieste evase per risorse a fondo perduto alle nostre pmi: 272 milioni di euro per il Veneto, con gli oltre 5 miliardi di euro di liquidità per le aziende venete. Il Veneto oggi è visto come una città murata, dobbiamo tornare ad essere la locomotiva capace di trainare il paese fuori dalla palude del Covid».

Fonte: Gazzettino di Treviso del 12/07/2020 di Mattia Zanardo

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Hanno scelto un luogo simbolo della politica bellunese: il centro Giovanni XXIII di Piazza Piloni. Tutti i politici passati per Belluno si sono seduti a quel tavolo. Ieri mattina è toccato al Movimento 5 Stelle che ha avviato la campagna per le prossime elezioni regionali. A presentarsi, scortati da Enrico Cappelletti (candidato alla presidenza della Regione) e del ministro per i Rapporti con il parlamento, Federico D’Incà, il 62 enne Daniele Campedel e la 54enne Barbara Lando.

IL MINISTRO

Un’occasione per il ministro bellunese per fare il punto sull’impegno del governo per questa provincia. «Mondiali e occasioni – ha spiegato Federico D’Incà – rappresentano un’occasione mai vista prima. Qui non sono mai arrivate cifre così importanti. Permetteranno di chiudere l’elettrificazione della ferrovia per Calalzo, di mettere mano al nodo di Longarone e di intervenire sulla Primolano Feltre». D’Incà si è poi soffermato sul tema del lavoro parlando del suo impegno su Acc e Idealstandard: «Vicende che ho seguito in modo paterno. Io quando apro la finestra vedo Idealstandard e vorrrei rimanesse qui ancora a lungo. È la terza volta che ci presentiamo alle regionali. E questa volta non è come la prima volta, abbiamo dimostrato di saper governare». D’Incà ha definito Campedel e Lando due amici.

GLI ASPIRANTI CONSIGLIERI

«Sono un gnas (un agordino ndr)» ha esordito Campedel, per far capire che pur vivendo a Sedico è uomo di montagna. In passato ha organizzato serate di approfondimento, in particolare sull’ambiente. Poi l’attacco agli attuali vertici in Laguna: «Ci definiscono piagnucoloni – ha spiegato – ma siamo stati noi a portare i soldi in Veneto. Qui sono fermi 44 milioni su 49 di quelli stanziati per Vaia c’è una frazione sotto Forcella Aurine che è ancora disastrata da quel giorno. Bisogna valorizzazione l’agricolutra di montagna di investire sul futuro dei giovani». Allo stesso tavolo anche la portalettere di Santa Giustina Barbara Lando che si è soffermata su trasporti pubblici «che attualmente penalizzano anche il turismo» e sulla sanità: «Immagino – ha ribadito anche ai microfoni di Antennatre – presidi sanitari diffusi nel territorio, dopo che c’è stato lo smantellamento nella parte alta della provincia, oggi viviamo una situazione inaccettabile per essere il 2020. Servono dei piccoli pronto soccorso attrezzati anche per degli interventi. Solo così possiamo risollevare la sanità di montagna».

Fonte: Gazzettino di Belluno del 12/07/2020 _____

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Nuovo scambio di cortesie tra i candidati in lizza per contendere a Luca Zaia la presidenza della Regione.

Sabato, la renziana Daniela Sbrollini aveva dipinto lo schieramento di centrosinistra come una sorta di relitto ideologico ancorato al passato, suscitando l’inviperita reazione del segretario dem Alessandro Bisato; stavolta è lo stesso portabandiera dell’alleanza a finire nel mirino.

«Arturo Lorenzoni ha dichiarato di volere ridurre i fondi alla sanità veneta, circa 90 milioni annui, per acquistare nuovi autobus a Padova», si indigna Enrico Cappelletti, l’alfiere dei 5 Stelle nella corso a Palazzo Balbi «premesso che i finanziamenti alle cure non si devono tagliare bensì aumentare, priverebbe i cittadini di veneti di risorse utili a tutelare la salute ad esclusivo beneficio della città in cui vive? Potrebbe invece abbandonare l’idea di un tram obsoleto mono rotaia dal costo di circa 100 milioni di euro e utilizzare quei finanziamenti o altri, ad un completo rinnovamento dei mezzi pubblici puntando a filobus elettrici dal costo di acquisto e gestione nettamente inferiore e per nulla invasivi sul profilo ambientale»; la stoccata finale: «Dobbiamo ancora superare l’emergenza pandemica e la circostanza dovrebbe responsabilizzarci ancor più, invece qualcuno punta a sottrarre fondi agli ospedale per compare bus. Incredibile».Tant’è.

A dispetto del sostegno ufficiale, talune dichiarazioni del vicesindaco patavino hanno fatto storcere il naso al Pd, rinfocolando le perplessità emerse in occasione della sua nomina. A spalleggiarlo ci prova allora Piero Ruzzante, la pecora rossa del consiglio regionale, che ha ribattezzato il suo gruppo “Il Veneto che vogliamo”, in sinergia con il cartello civico-ambientalista di Lorenzoni. Il veterano prova anche a correggere la rotta, attaccando Zaia sul versante del trasporto pubblico: «La sua ordinanza che abolisce il distanziamento tra passeggeri è pericolosa e va revocata», è la sfida. Basterà?

Fonte: Mattino di Padova del 09/07/2020 di Filippo Tosatto

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La data è ancora incerta – la più gettonata è quella di domenica 20 e lunedì 21 settembre – ma la corsa per le elezioni per rinnovare il Consiglio regionale, di 51 membri, si scalda e scendono in campo altri candidati alla presidenza, come quello del Movimento 5 Stelle Enrico Cappelletti e quella di Italia Viva, il partito di Matteo Renzi, Daniela Sbrollini.

In pista per sfidare il presidente uscente Luca Zaia, leghista, alla guida di una amministrazione di centrodestra, in carica da 10 anni dopo due mandati quinquennali, ma con un prolungamento di qualche mese dovuto all’emergenza Coronavirus.

Sei per ora i candidati alla presidenza. Zaia si presenta con la liste della Lega, della Lista Zaia e una di amministratori. C’è un punto di domanda sul proseguire o meno l’alleanza con Fratelli d’Italia, anzitutto, oltre che con Forza Italia. Il leader della Lega Salvini e Zaia hanno posto la condizione della condivisione totale dell’autonomia del Veneto, ma la leader di FdI Giorgia Meloni non vuole condizioni.La battaglia contro Zaia stavolta è tanto più in salita. Anche in considerazione del fatto che la compagine governativa nazionale Pd, Movimento 5 Stelle, Leu e Italia Viva è spaccata in tre, nella corsa per il Veneto. Il Pd sostiene infatti il candidato del Veneto che vogliamo Arturo Lorenzoni, vicesindaco di Padova, con Verdi, Più Europa, Centro Democratico, Veneto Civico, Volt, Sanca Veneta e Democrazia Solidale.

Sul fronte del Movimento 5 Stelle si candida a presidente Enrico Cappelletti, 52 anni, padovano, già senatore del M5S. «Il mio impegno da presidente del Veneto per il Movimento 5 Stelle è per una Regione migliore», ha detto al lancio della sua candidatura, presenti il ministro Alessandro D’Incà, bellunese, del M5S, e Manuel Brusco, consigliere regionale del M5S, veronese, ricandidato.

«Una Regione che dinanzi a 11.000 capannoni vuoti incentivi l’utilizzo delle strutture esistenti piuttosto che continuare a cementificare sul poco di suolo vergine restante. Una Regione», ha proseguito, «che deve attuare interventi straordinari per la tutela della salute e il contenimento dell’inquinamento. Una Regione che dopo tanti anni di smantellamento della sanità pubblica (25%), pezzetto dopo pezzetto, a favore dei privati, si ponga quale priorità la tutela della salute, attraverso una sanità pubblica (70% riabilitazione), con nomine dei dirigenti per merito e non per contiguità politica».

E a Padova Italia Viva ha lanciato la candidatura a presidente della Regione della senatrice Daniela Sbrollini, 48 anni, di Latiano (Brindisi) presenti la ministra Elena Bonetti, il segretario nazionale del Psi Vincenzo Maraio, il deputato Davide Bendinelli e la consigliera regionale Orietta Salemi, ricandidata. «Siamo di fronte a una situazione che dura da 25 anni, in questa regione», ha detto la Sbrollini. «Ci sono due schieramenti conservatori che tendono a schiacciarsi su posizioni sterili e ideologiche, senza risolvere i veri problemi. La crisi dovuta al Covid-19 ha amplificato le falle in Veneto sotto l’aspetto sociale e sanitario. Le riforme strutturali oggi sono una necessità non più essere rimandabile».Altri due candidati presidenti sono Antonio Guadagnini, di Bassano del Grappa, consigliere regionale, del Partito dei Veneti, e Carlo Costantini, di Veneto Verde.

Fonte: L’Arena del 05/07/2020, di Enrico Giardini

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Nove candidati in consiglio regionale e un obiettivo: «Portare un numero maggiore di persone alle urne rispetto agli ultimi anni».

Il Movimento 5 stelle ha presentato ieri le candidature vicentine per Palazzo Ferro Fini: cinque donne e quattro uomini, tra cui Marco Di Gioia che partecipò alle Comunarie per Vicenza. Con lui, la consigliera comunale di Montecchio Sonia Perenzoni, Igor Ferrazzi e Francesca Ferraro di Bassano, l’ex-candidata sindaco Alessia Gamba di Thiene, Giacomo Bortolan e Sabrina Fanton di Vicenza, Raffaele Di Guida di Schio e Anna Ferri di Creazzo. Per molti di loro, nel caso di elezione il primo obiettivo è portare a casa risultati sulla tutela dell’ambiente, ma anche sostegno al lavoro e alle imprese.

«Saremo soddisfatti se al posto del 57% andrà a votare almeno il 67% dei veneti – dichiara il candidato alla presidenza del Veneto del M5S, Enrico Cappelletti – e se poi questi elettori sceglieranno il Movimento ben venga».

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I beninformati dicono che Jacopo Berti, già candidato alla presidenza del Veneto nel 2015 (quando raccolse l’11,8% dei voti) e fedelissimo dell’ex leader nazionale del M5S, Luigi Di Maio, sia pronto a correre per un seggio in parlamento alle prossime elezioni politiche.

E magari proprio per questo motivo, ieri mattina nella Sala Anziani di Palazzo Moroni, il suo volto non figurava tra quelli dei sette grillini padovani che faranno parte della lista del movimento alle regionali di settembre.

«Negli ultimi cinque anni – ha spiegato lo stesso Berti, consigliere veneto uscente – ho cercato di dare il mio contributo. Anche se purtroppo, di certo non per colpa mia e del M5S, i problemi del nostro territorio sono rimasti identici a quelli del 2015, soprattutto in campo sanitario. Basti solo pensare al nuovo ospedale di Padova, di cui forse verrà posata la prima pietra nel 2023, alla medicina territoriale sempre più indebolita e alle sacrosante rivendicazioni salariali dei medici e degli infermieri che hanno combattuto in prima linea contro il Covid-19. Ma adesso, cari amici, tocca a voi».

Detto di Berti, a fianco dell’aspirante governatore Enrico Cappelletti (nato all’ombra del Santo ma residente nel Trevigiano), ecco appunto i sette grillini padovani in lizza per un posto nel prossimo parlamentino regionale, partendo dai due più conosciuti, ovvero il capolista Flavio Pinton e l’ex capogruppo a Palazzo Moroni, Simone Borile, già candidati sindaci il primo a Mestrino nel 2013 (13,7%) e l’altro in città nel 2017 (5,2%). Dopodiché, spazio ad alcuni attivisti della prima ora come Giorgio Burlini, Alessandra Abbatticola, Daniano Biasiolo, Barbara Sciannamea e Maritza Escobar.

«Perché non ci siamo alleati con le civiche di centrosinistra e con Arturo Lorenzoni? Perché la nostra base – ha risposto Cappelletti – ha deciso all’unanimità che avremmo dovuto correre da soli, recuperando le nostre origini e la nostra autonomia».

Già, Lorenzoni. Da domani, si vocifera, ogni giorno potrebbe essere quello buono per le sue dimissioni da vicesindaco.

Fonte: Corriere del Veneto del 05/07/2020 del D.D’A.

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Sarà Flavio Pinton il capolista padovano del Movimento Cinque Stelle alle prossime regionali. Ha vinto sulla piattaforma Rousseau la sfida interna con l’ex consigliere comunale e candidato sindaco nel 2017, Simone Borile, che però probabilmente nella città del Santo rimarrà comunque il favorito rispetto ai compagni di partito.

Ieri erano tutti a Padova per lanciare la sfida al presidente Luca Zia, capitanati ovviamente dall’aspirante governatore Enrico Cappelletti, padovano anche lui ma ormai vicentino d’adozione.

«Zaia nello show quotidiano non fa altro che vantarsi dei suoi primati, dimenticandosi però di quanti ultimi posti abbia inanellato in dieci anni di governo, a cominciare dal consumo di suolo in luoghi a pericolosità sismica, idraulica e da frana» le parole di Pinton, candidato sindaco a Mestrino nel 2013, e poi consigliere d’opposizione con il record di presenze del 100% alle sedute consiliari. Dirigente nel ramo commerciale ed edilizio, Pinton è entrato nel gruppo di Cittadella nel 2012, poi la candidatura a Mestrino, dove si è ritagliato un ruolo sempre più importante nel M5S.

«Ambiente, piano dei trasporti e l’assistenza all’impresa. Sono questi i punti su cui io combatterò e per cui m’impegnerò davanti all’immobilismo leghista» aggiunge Borile, che nel mirino però mette soprattutto il candidato del centrosinistra e attuale vicesindaco, Arturo Lorenzoni: «Porterò avanti la mia battaglia contro la seconda linea del tram a Padova. Lorenzoni è il responsabile di una serie di difficoltà in cui versa la città per quanto riguarda la viabilità e la mobilità, che noi vogliamo risolvere».

Accanto a loro anche gli altri candidati padovani: Barbara Sciannamea, Giorgio Burlini, Alessandra Abbaticola, Damiano Biasiolo e Sandra Maritza Escobar. Non si ricandiderà invece il consigliere uscente Jacopo Berti, che probabilmente entrerà in lizza per il Parlamento.

«Abbiamo scelto di correre da soli e senza alleanze perché vogliamo tornare a riprenderci la nostra identità, quella che ci ha portato a governare un paese. È ora di andare ad ascoltare quel 40% di veneti che non va a votare da anni» le parole del candidato presidente, Enrico Cappelletti.

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«La mia battaglia in Regione sarà contro la nuova linea del tram, è inutile».

L’ex candidato sindaco pentastellato Simone Borile vuole portare anche a Venezia la sua crociata contro il Sir 3. Il no senza se e senza ma alla nuova linea tramviaria, uno dei fiori all’occhiello del candidato governatore del centrosinistra Arturo Lorenzoni è, infatti, parte integrante del programma con cui Borile si presenterà agli elettori alle prossime regionali.

L’ex capogruppo grillino, così, ieri mattina, in sala Anziani di palazzo Moroni, ha partecipato alla presentazione della squadra grillina padovana di cui fanno parte anche il capolista Flavio Pinton, Barbara Scianammea, Giorgio Burlini, Daniano Biasiolo, Maritza Escobar e Alessandro Abbaticola.

Assieme a loro sono intervenuti il candidato governatore Enrico Cappelletti, il capogruppo in Regione Jacopo Berti, i parlamentari Orietta Vanin e Giovanni Endrizzi e il capogruppo a palazzo Moroni Giacomo Cusumano.

«Dopo 5 anni lascio il testimone e lo lascio in buone mani ha spiegato nel suo intervento Berti Peccato che dal 2015 sia cambiato ben poco in Veneto. Come 5 anni fa si sta parlando dell’ampliamento dell’ospedale e delle retribuzioni dei medici».

«In tanti in questi giorni mi chiedono perché non ci siamo alleati con il centrosinistra – ha aggiunto Cappelletti la risposta è molto semplice. La nostra gente ci dice che dobbiamo di tornare alle origini, che dobbiamo portare avanti le nostre battaglie».

La parola è poi passata a Borile. «Se sarò eletto, mi impegnerò in primo luogo sul fronte dell’ambiente. Non bisogna dimenticare, infatti, che il Veneto è la regione del disastro Miteni dove 150 mila persone devono fare i conti con le acque inquinate dai Pfas». «Ci sarà molto da lavorare anche sul trasporto pubblico ha aggiunto Il Piano del trasporto pubblico regionale è del dopoguerra. Ci sarà poi da fare una riflessione sulla Pedemontana che costa 100 milioni di euro al chilometro. Con quella cifra si possono mettere in sicurezza 40 scuole».

A Venezia porterò anche il mio impegno contro la nuova linea tramviaria che l’amministrazione Giordani vuole realizzare. Io credo che questo progetto non sia la soluzione più adatta per dare una risposta sul fronte della mobilità a una regione che ambisce ad essere una locomotiva a livello internazionale per quel che riguarda lo sviluppo ecosostenibile». «Vanno supportate le nostre aziende che, negli ultimi 4 mesi hanno sofferto moltissimo ha concluso peccato che Zaia sul loro destino non abbia speso neppure una parola».

La parola è poi passata a Pinton che, tra le altre cose, è stato anche candidato sindaco, nel 2013 a Mestrino. «Come prima cosa vorrei specificare che io sono il capolista, non per indicazioni arrivate dalla segreteria, ma perché a deciderlo sono stati i nostri attivisti. Nella mia vita professionale mi sono occupato del settore immobiliare e anche della realizzazione di grandi strutture del commercio ha concluso Anche per questo sono molto sensibile sui temi che riguardano l’ambiente e la tutela del territorio».

Fonte: Gazzettino di Padova del 05/07/2020 di Alberto Rodighiero

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Ad aprile, nel mezzo della pandemia, la denuncia di responsabilità della Regione Veneto nel non aver fermato l’inquinamento della Miteni da Pfas di seconda generazione era passata quasi inosservata. Siccome in due mesi e mezzo la Regione non ha risposto, il Movimento Cinquestelle è tornato all’assalto ribadendo le accuse per la gravissima alterazione delle falde, che – a partire dall’azienda di Trissino ora sotto processo – interessa almeno 300mila cittadini e quattro province venete, Vicenza, Verona, Padova e Venezia.

Nel mirino ci sono GenX e C6O4 prodotti dalla Miteni dal 2013 al 2018 e scoperti nelle acque solo due anni fa dall’Arpav. Dopo le diffide della Provincia di Vicenza, la Miteni aveva interrotto la produzione. Ma era dal 2014 che la Regione aveva rilasciata (dopo un’istruttoria di 16 mesi) l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) per la lavorazione di un rifiuto pericoloso contenente GenX, che negli anni successivi sarebbe stato conferito dalla ditta olandese Chemours per un totale di 300 tonnellate. Proprio il GenX sarebbe il sostituto del Pfoa, uno dei Pfas (con numerose applicazioni industriali) che Miteni aveva terminato di produrre nel 2013. Ma Arpav aveva scoperto l’inquinamento da GenX solo nel luglio 2018, dopo che il Ministero dell’Ambiente olandese aveva invitato a verificare la lavorazione della Miteni.

Cinquestelle avevano chiesto come fosse possibile che nessuno se ne fosse accorto prima e chiedevano a che punto fosse la bonifica del sito Miteni, iniziata ormai nel 2013 e non ancora conclusa, sia per quanto riguarda la messa in sicurezza, che la caratterizzazione dell’area, ovvero l’acquisizione di dati attraverso carotaggi.

In assenza di risposte, il candidato presidente regionale, Enrico Cappelletti, ex senatore, ha convocato una nuova conferenza stampa, lanciando la sfida al governatore leghista. “Luca Zaia ha dimostrato che sul tema Pfas non vuol rispondere, come se non stessimo parlando del caso di inquinamento più grave non solo in Italia, ma in Europa, che coinvolge un’area grande come il lago di Garda. Eppure le risposte da dare ai cittadini non sono tante. A che punto è la messa in sicurezza dello stabilimento? Ci sono progetti di bonifica reali? Perché la Regione autorizzò la sintesi della molecola GenX da parte di un’industria già attenzionata, mentre erano già in atto denunce pubbliche, interrogazioni parlamentari ed esposti in Procura? Perché non è stato applicato il Piano regionale di Tutela delle Acque, che dal 2017 prevede la rimozione degli impianti potenzialmente inquinanti in vicinanza di una fonte acquifera?”.

Conclusione di Cappelletti: “C’e una responsabilità politica enorme se l’inquinamento è arrivato a questa portata.”

Il consigliere uscente Manuel Brusco ha poi rincarato: “I lavori di bonifica dell’area Miteni sono rimasti fermi a causa dell’emergenza Covid, mentre i cantieri della vicina Pedemontana Veneta non si sono interrotti. Che fine hanno fatto i 7000 carotaggi annunciati da Zaia, così come le azioni di bonifica?”.

Lo scorso maggio l’assessore all’ambiente Gianpaolo Bottacin aveva risposto che la denuncia dell’inquinamento era partita nel 2013 dalla Regione e non dai Cinquestelle, mentre dopo il fallimento della Miteni il Tribunale “ha assegnato con regolare asta pubblica l’area a un soggetto ben preciso, che ha il compito di procedere con la bonifica: noi rispettiamo il lavoro della magistratura e collaboriamo con essa”.

Sonia Perenzoni, candidata al consiglio regionale, ha definito “una barzelletta” il progetto di costruire un muro in cemento lungo 600 metri “che dovrebbe isolare le acque del torrente Poscola dai terreni inquinati: per dividere la falda dal terreno contaminato, è evidente che semmai va costruito un diaframma orizzontale, che separi le superfici”.

Mentre cominciava la conferenza stampa, il commissario per l’emergenza PfasNicola Dell’Acqua, ha diffuso un comunicato della Regione che si limita a rendere conto dei lavori per fornire di acqua pulita gli acquedotti attualmente inquinati dai Pfas. “Non vi sono ritardi rispetto al cronoprogramma” ha detto. Ma nulla ha replicato su bonifiche e acque avvelenate dai Pfas di seconda generazione.

Fonte: ilfattoquotidiano.it del 02/07/2020 – di Giuseppe Pietrobelli _ _

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I consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle hanno tenuto oggi una videoconferenza sull’inquinamento da Pfas, toccando anche altri temi ambientali. Simone Scarabel ha iniziato con una frecciata alle conferenze stampa del presidente Zaia, da lui definite «TeleCorea del NordEst» per poi chiedere alla Regione come mai non siano stati effettuati «monitoraggi Covid-19 nelle reti fognarie da parte del laboratorio di virologia ambientale dell’Arpav, per individuare tempestivamente nuovi focolai, metodo più economico dei tamponi» annunciando poi interrogazioni al riguardo.

Erika Baldin ha aggiunto «il 9 luglio si terrà un vertice che dovrebbe confermare l’aggiornamento tecnologico dell’impianto di Fusina (Venezia), ho sollecitato ministro Ambiente Costa, (vicino al Movimento, n.d.r.) per fermare questo progetto; a dicembre una mia mozione fu respinta anche dal PD, ho poi chiesto una petizione al Parlamento Europeo contro l’approvazione forse definitiva in commissione Via del nuovo impianto, dove verranno bruciati anche i fanghi contenenti i Pfas, Veritas non ha mai smentito. Si tratta – aggiunge la consigliera – di 30 mila tonnellate all’anno, ma “dato che non c’è una base bibliografica ampia” la commissione Via ha dato il permesso ai lavori preservandosi la possibilità di modificare l’impianto in seguito; un impianto che andrebbe ad aumentare l’inquinamento ambientale in un territorio già molto colpito» ha aggiunto Baldin.

Manuel Brusco ha riportato la conferenza sul tema Pfas: «Ci sono responsabilità politiche di chi c’era prima di Zaia ma anche di Zaia stesso sui Pfas – ha detto – perché ha cercato nella falda un Pfas di nuova generazione solo nel 2018 e solo dopo segnalazione del ministero dell’Ambiente olandese? C’è un grosso impegno della politica dal 2013, c’è l’autorizzazione nel 2014 con le prime interrogazioni in parlamento del M5S arrivando poi al processo».

Zaia secondo il Movimento non risponde sui Pfas «Non è che non risponde a noi – dice Brusco – non risponde ai migliaia di veneti coinvolti, Bottacin risponderà spostando l’argomento su altri fronti, ma la domanda è specifica, su GenX e C604 che non sono stati protocollati e sulle nuove autorizzazioni, voglio sentire la voce del padrone non di Bottacin. Zaia – aggiunge Brusco – ha governato 10 anni e visti i sondaggi lo farà per i prossimi 5, dal 2014 esiste la cosiddetta carta d’identità dei Pfas di nuova generazione, la nuova proprietà che ha rilevato Miteni ha fatto fare analisi ad aziende esterne e non ha dato risposte».

Brusco ha toccato anche la questione della bonifica: «Non è vero che si è interrotta per l’emergenza Coronavirus, i lavori per la costruzione della Pedemontana Veneta non si sono fermati neanche durante il lockdown, come e in che tempi Zaia intende finire la bonifica?».

Sonia Perenzoni ha aggiunto che «Attualmente non stanno facendo alcuna bonifica, fra 100 anni l’acqua potrebbe tornare ad essere pulita, se mettessimo in sicurezza la falda, stanno costruendo un muro che non impedisce alla falda di inquinare, noi chiediamo una mappa interattiva per monitorare i carotaggi e dimostrare se effettivamente vengono fatti; l’impianto va smantellato; serve un cronoprogramma».

Enrico Cappelletti, candidato governatore del Movimento, fa il punto della situazione: «Zaia non vuole rispondere, rimanda tutto a Bottacin, le poche cose che ha detto sono insufficienti; ma ci sono 300 mila cittadini coinvolti, le nostre sono poche domande ma chiare, se stanno facendo la bonifica, come procede, perché non hanno parlato prima sul GenX, perché non è stata rimossa la fonte dell’inquinamento. La commissione tecnica Pfas del direttore generale della Sanità veneta nel 2016 chiedeva che venisse rimossa e spostata la sede produttiva della Miteni, ma è rimasto inascoltato; la Regione non è responsabile dell’inquinamento, ma della sua portata, se fossi io presidente informerei i cittadini sul procedimento della messa in sicurezza, inizierei con un progetto dell’attività di bonifica, altrimenti non risolveremo mai il problema; dove troviamo le risorse? Per la Pedemontana le hanno trovate – aggiunge Cappelletti -. C’è una nuova giurisprudenza che può annullare i contratti derivati, in Veneto stipulati da 16 enti locali, si potrebbero risparmiare almeno 50 milioni di euro».

Jacopo Berti, candidato presidente nel 2015,  a tal proposito ha aggiunto: «Siamo stati i primi a sollevare la questione dei contratti derivati”.». 

Cappelletti infine bacchetta un po’ le altre opposizioni: «Se non solleviamo noi il problema Pfas non lo fa nessuno».

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È responsabilità politica della Regione se il più grande caso di inquinamento in Europa, che coinvolge 300mila veneti, ha raggiunto una portata così drammatica». Il Movimento 5 Stelle Veneto attacca il presidente Luca Zaia sulla gestione dei Pfas dell’ex Miteni di Trissino (Vicenza).

«Dopo 130 conferenze stampa quotidiane Zaia continua a non rispondere su cosa sta facendo per risolvere il grave disastro ambientale – dichiara Enrico Cappelletti, candidato governatore per il Movimento 5 Stelle in Veneto-. Serve una bonifica dell’area e il conto deve essere fatto pagare a chi ha creato i disagi, come avviene negli altri paesi».

Dopo il rallentamento dovuto al Covid19 di marzo e aprile a causa delle norme imposte dall’emergenza sanitaria, sono ripresi i lavori per realizzare le nuove condotte per portare acqua pulita in zone contaminate. La Regione Veneto fa sapere che le opere sono riprese e non vi saranno ritardi rispetto a quanto previsto da cronoprogramma. Riprendono i lavori nelle quattro dorsali: Veronese (Belfiore-Lonigo), Basso Vicentino (Montecchio Maggiore – Brendola – Lonigo), Padovano (maxi condotta Ponso-Montagnana-Pojana Maggiore e realizzazione del serbatoio di Montagnana) e Alto Vicentino (ricerca di nuove fonti di approvvigionamento e realizzazione di opere di attingimento da connettere all’esistente condotta della Valle dell’Agno).

Ma per i consiglieri regionali 5 Stelle Simone Scarabel, Erika Baldin e Jacopo Berti la Regione si è mossa con lentezza della gestione dell’emergenza ambientale.

«Perché la Regione ha atteso anni per andare a ricercare un Pfas di nuova generazione nelle falde, dopo che lo aveva autorizzato nel 2014 – spiega Manuel Brusco, consigliere regionale M5S -. E lo ha fatto con grave ritardo, solo dopo una pronuncia del governo olandese di anni prima». L’emergenza nata dall’ex Miteni ha ricadute in mezzo Veneto.

«Sul fronte della bonifica non sappiamo ancora nulla: sono stati promessi 7mila carotaggi, ma non si sa cosa è emerso – attacca Sonia Perenzoni, candidata consigliere M5S nel Vicentino -. Ancora oggi quando la falda si alza, si imbeve di inquinanti e poi li porta a valle. Il muro di cemento promesso serve per salvare la falda dal fiume che passa accanto, ma non risolve il problema. La fabbrica è da smantellare, bisogna togliere il “pastiglione contaminato” quanto prima».

A causa del Covid, per quanto concerne le opere non emergenziali, il termine per la conclusione dei lavori è stato posticipato di sei mesi, a giugno 2021.

Fonte: Mattino di Padova del 02/07/2020 – di Nicola Brillo

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«L’onestà deve essere un valore in Regione: tutti i candidati dovrebbero esibire la fedina penale», così ha esordito il candidato presidente per i Cinque Stelle alle prossime elezioni“

Presentato ufficialmente la mattina di sabato 27 giugno a Mestre il candidato del Movimento 5 Stelle che sfiderà il governatore uscente Luca Zaia alle prossime elezioni regionali, in programma il prossimo 20 e 21 settembre. Si tratta di Enrico Cappelletti, imprenditore e già senatore nella passata legislatura, viene descritto come una «persona di grandissima esperienza che ha portato avanti grandi battaglie per il M5S all’interno del territorio del Veneto».

Il motto d’esordio di Cappelletti durante la presentazione a Mestre per il lancio della campagna elettorale pentastellata è stato in sintonia con gli esordi del movimento, una sorta di ritorno alle origini: «L’onestà deve essere un valore in Regione: tutti i candidati dovrebbero esibire la fedina penale», ha dichiarato Enrico Cappelletti.

Il candidato alla Regione per il M5S, durante la presentazione ufficiale, ha quindi ribaltato nel complesso la narrazione politica del presidente Zaia che dura da ormai dieci anni, all’incirca su tutti i temi più caldi: dal Mose definito da Cappelletti il «marchio d’infamia del Veneto», alla Pedemontana che «costa troppo», alla questione molto sentita delle banche venete e, ancora, il candidato del M5S ha riservato un duro attacco sulla gestione da parte della Regione Veneto del «più grande inquinamento d’Europa da Pfas».

Presente per l’occasione anche il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà, il quale ha dichiarato: «Il Veneto oggi è una regione trainante del Paese ma che ha grandi potenzialità ancora non sfruttate, per colpa di una mancanza di visione complessiva. Noi vogliamo un Veneto aperto, proiettato verso i mercati internazionali, che abbia come valori fondanti la sostenibilità ambientale, lo scambio culturale, l’innovazione tecnologica. Tutti valori che Enrico (Cappelletti ndr) conosce bene e sui quali, sono sicuro, baserà la sua attività e la sua azione politica».

Fonte: veronasera.it del 30/06/2020

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Enrico Cappelletti, candidato alla presidenza della Regione per il M5s, chiede a Zaia di rinegoziare i contratti derivati sottoscritti dagli enti locali con le banche. Bankitalia ha stimato perdite per 1 miliardo e grazie al ricorso di un comune amministrato dal M5S, la Cassazione ha dichiarato che questi contratti sono nulli.

Milena Gabanelli, sul Corriere, indica il Veneto, dopo il Piemonte e a pari demerito con la Lombardia, quale regione con le maggiori perdite da derivati: circa 117 milioni di euro e 16 enti locali coinvolti.

«Alla luce della favorevole giurisprudenza, ci chiediamo per quale motivo l’Amministrazione regionale non ammetta l’errore».

Fonte: Mattino di Padova del 30/06/2020

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Il candidato presidente Cappelletti lancia la sfida: «La Lega ha chiuso gli occhi sui disastri Pfas e banche popolari». Autonomia e Mose, il M5s dà il via libera

Da movimento di protesta a partito di governo. I grillini lanciano Enrico Cappelletti alla guida della Regione nella sfida del 20 settembre e mettono fine a tute le ambiguità su due temi centrali: autonomia e Mose. Se il Veneto non ha ancora ottenuto il federalismo differenziato a tre anni dal referendum, la colpa non è dei ministri 5 stelle del Conte 1 che hanno fatto saltare l’accordo, ma di Matteo Salvini. A dirlo senza giri di parole è l’ex senatore Cappelletti, che prenderà il posto di Jacopo Berti alla guida del M5s a palazzo Ferro Fini.

Ieri c’era tutta la squadra: Erika Baldin, Manuel Brusco e i parlamentari. «La riforma del titolo V è del 2001 e la Lega di Bossi ha persino votato contro l’articolo 116 che prevede l’autonomia differenziata, poi ha governato per dieci anni con Berlusconi e Zaia è stato ministro dell’Agricoltura dal 2008-10 e non hanno fatto un solo passo avanti. Piano con le critiche. Noi siamo in parlamento dal 2013. Il governo Conte1 ha avviato una riforma che ora è nelle mani del ministro Boccia, ma Zaia se la deve prendere con Salvini se è rimasto con un pugno di mosche in mano», ha detto Cappelletti. Il tema è stato poi ripreso dal ministro Federico D’Incà: «Basta con le polemiche e la smania di protagonismo, la legge quadro sull’autonomia differenziata è ferma sul tavolo del ministro Boccia da gennaio e non l’ha portata a Palazzo Chigi solo perché è scoppiata la pandemia Covid. Noi siamo pronti, la maggioranza è salda anche al Senato e la legislatura si concluderà nel 2023. Le contraddizioni sono tutte interne al centrodestra» dice il ministro.

In sala, i consiglieri regionali e parlamentari grillini sottolineano che dopo l’autoribaltone del Papeete a Rimini, Salvini è in caduta libera di consensi e a Palazzo Chigi il premier Conte non ha più nemici. L’altra svolta del M5s riguarda il Mose che va completato e fatto funzionare. Sia chiaro, non cambia il giudizio politico-giudiziario: Cappelletti ha ribadito che si tratta del più “grande scandalo italiano, che ha coinvolto un ex assessore e l’ex presidente della Regione Galan“. Fatta questa premessa, bisogna salvare Venezia dalle alluvioni: «Ho partecipato alle prove delle paratoie di Chioggia e il 10 luglio sarò al test generale del Mose a Venezia. È chiaro che va completato, assolutamente. Siamo al 95% dell’opera: se avessimo potuto scegliere noi, avremmo adottato un sistema idraulico più efficiente e meno costoso», sul modello Olanda, ma ormai bisogna fare in fretta, ha detto Cappelletti. Il 10 luglio in laguna ci sarà anche il ministro D’Incà che lancia però un segnale chiaro: «Bisogna completare il Mose e anche le opere complementari, ma non possiamo utilizzare l’Arsenale di Venezia per la manutenzione delle paratoie: è un monumento suggestivo e ci sono altri spazi disponibili».

Se questi sono i buoni propositi di governo, l’analisi degli ultimi vent’anni di governo della Lega e di Zaia è impietosa. Con orgoglio, Cappelletti rivendica al M5s di aver presentato per primo l’esposto in Procura a Vicenza contro la gestione di Bpvi e poi di Veneto Banca, mentre la Lega partecipava alle assemblee di bilancio e rassicurava i soci.

Discorso analogo per i Pfas: l’inquinamento grande come il lago di Garda è stato segnalato con grave ritardo e hanno persino autorizzato la produzione di Genx, altra sostanza pericolosa. Resta la Pedemontana, un salasso da 13 miliardi a causa del project financing che va rinegoziato.  Il ministro D’Incà: «Zaia? Deve moderare il protagonismo, linee guida uniformi nel Paese
Bisogna evitare la confusione tra i cittadini. I tamponi hanno indicato la strada corretta».

Fonte: Mattino di Padova del 28/06/2020 – di Albino Salmaso

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Quante ne ha viste e sentite, la saletta al primo piano dell’hotel Ambasciatori a Mestre, con la sua moquette azzurrina e le poltroncine di ottone dal velluto rosso. Era la sala delle conferenze dei partiti della Prima Repubblica e adesso, su quella stessa moquette un po’ più sbiadita, il Movimento 5 Stelle con il candidato presidente Enrico Cappelletti lancia la sfida (impossibile?) al governatore leghista del Veneto Luca Zaia: «Noi sogniamo un Veneto migliore».

L’imperativo: rinegoziare tutti i contratti di project financing, a partire dalla Superstrada Pedemontana «che costa 2,258 miliardi e non si capisce perché i veneti ne debbano pagare 13». Idem per i contratti derivati. E con i soldi risparmiati rimettere in piedi l’Sfmr, la metropolitana di superficie, «un progetto di 30 anni fa, ma che era straordinario perché consentiva di spostarsi in tutta la regione interscambiando ferro e gomma. Valeva 6 miliardi, nel 2018 Zaia l’ha messo da parte, per noi va ripreso».

GLI SCENARI

In un caldo sabato di inizio estate, peraltro il primo senza la conferenza stampa quotidiana di Zaia dalla Protezione civile di Marghera («Dopo 126 giorni di conferenze stampa io vi inviterei allo sciopero», sorride ai giornalisti il ministro pentastellato Federico D’Incà, salvo subito precisare: «Era una battuta»), l’ex senatore Enrico Cappelletti scelto come candidato presidente della Regione dal popolo grillino, dice come cercherà di fronteggiare il più amato dei governatori d’Italia. Gli scenari non sono dei migliori: il M5s che nel 2015 con il padovano Jacopo Berti arrivò terzo (11,8%) dopo la dem Alessandra Moretti (22,7%), adesso è accreditato sul 7% (e c’è chi metterebbe la firma per non scendere sotto).

Sul palco ci sono il ministro D’Incà e tre dei quattro consiglieri uscenti: il veronese Manuel Brusco, la veneziana di Chioggia Erika Baldin (che era in lizza per Palazzo Balbi e non ce l’ha fatta per pochi voti), Berti che è l’unico a non ricandidarsi («Credo nei valori del M5s, la rotazione, il fatto che non debbano esserci professionisti della politica»), assente giustificato il trevigiano Simone Scarabel. In sala i parlamentari Orietta Vanin, Giovanni Endrizzi, Barbara Guidolin. Le liste provinciali sono pronte (Cappelletti correrà anche a Treviso), di sicuro non ci saranno alleanze con delle civiche («Il nostro regolamento lo consente, ma lo abbiamo escluso»).

LA STRATEGIA

La linea di attacco del M5s, partito di governo a Roma prima con la Lega e ora con il Pd, ma di opposizione in Veneto, l’ha delineata Cappelletti. Che prima si è presentato: 52 anni (stessa età di Zaia), padovano, sposato, due figli, laureato, master a Oxford, imprenditore della certificazione green, già senatore per il M5s dal 2013 al 2018, nessun cenno al passato (due candidature per la Lega nel Padovano alle Politiche 96 e 98, un mandato in consiglio di circoscrizione, nel 2019 a Roma nello staff del viceministro Vito Crimi). La strategia comunicativa? Addossare a chi ha governato negli ultimi vent’anni – Lega, Forza Italia, tutto il centrodestra – non solo le scelte amministrative, quanto le mancate decisioni. Ad esempio, l’inquinamento atmosferico: «Non si può dire che sia colpa di Zaia se viviamo nel catino padano, ma allora non può autorizzare l’inceneritore a Fusina». E via di seguito: non aver mosso un dito contro i project financing, non aver denunciato alla Procura come invece ha fatto il M5s la «malagestio» della Banca Popolare di VicenzaNoi presentavamo gli esposti e loro difendevano il management dicendo che Bankitalia non doveva fare i controlli»), non aver chiuso la Miteni per l’inquinamento da Pfas («L’attuale processo nasce dai nostri esposti e la Regione cosa faceva? Ci minacciava»). Proposte? Riconvertire gli 11mila capannoni vuoti, riprendere l’Sfmr. Con quali risorse? Con la rinegoziazione dei project financing.
Altri temi, il Mose per la salvaguardia di Venezia: «L’ipotesi che la manutenzione si faccia all’Arsenale non sta né in cielo né in terra», dice Cappelletti, ma, parola di ministro, «i soldi per finire il Mose ci sono». E l’autonomia? «Chiedete a Salvini perché non parla di autonomia quando va al Sud e qui da noi non parla del Ponte sullo Stretto di Messina. Io sono favorevole all’autonomia, ho ancora lo stampino del referendum e la speranza che venga realizzata in questa legislatura», dice Cappelletti. Il ministro D’Incà puntualizza: «Senza il coronavirus saremmo alla prima lettura della legge quadro alla Camera. Ma il percorso verrà ripreso nei prossimi mesi. E concluso». Se così fosse, qualcuno nel centrodestra potrebbe ringraziare.

Fonte: Gazzettino del 28/06/2020 – di Alda Vanzan

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In una sala dell’hotel Ambasciatori di Mestre, l’ex senatore vicentino racconta una regione diversa da quello che il racconto del governatore leghista dispensa ogni giorno da quattro mesi nelle conferenze stampa quotidiane per l’emergenza Covid.

Vent’anni fa il Veneto non aveva ancora quel marchio di infamia che è lo scandalo Mose, e che impiegheremo generazioni a far scomparire dalla memoria delle coscienze. Vent’anni fa non avevamo ancora i project financing che andrebbero rivisti, perché ci fanno buttare milioni per opere pubbliche, se pensiamo che la Pedemontana Veneta dovrebbe costare 2 miliardi 258 milioni, ma in 39 anni porterà i veneti a sborsare 13 miliardi di euro, undici miliardi in più. Vent’anni fa avevamo due banche solide, orgoglio di questa terra, come Popolare di Vicenza e Veneto Banca, adesso ci sono 200mila persone senza risparmi e quando noi chiedevamo le inchieste, gli uomini del potere attaccavano le ispezioni della Banca d’Italia come ingerenze…”.

Comincia da qui, da questo percorso a ritroso nella memoria, il tentativo dei Cinquestelle di scalfire quella specie di monolite politico, mass-mediologico ed elettorale che Luca Zaia ha costruito attorno a sé e alla Lega. In una sala dell’hotel Ambasciatori di Mestre, l’ex senatore vicentino Enrico Cappelletti, candidato-presidente per le regionali di settembre, racconta un Veneto diverso da quello che la narrazione del governatore leghista dispensa ogni giorno da quattro mesi nelle conferenze stampa quotidiane per l’emergenza Covid.

“Ci rendiamo conto che l’amministrazione regionale è immutata, da vent’anni a governare sono sempre gli stessi?”. C’è l’atmosfera della rimpatriata di quelli che cinque anni fa erano giovani grillini alle prime armi, mentre adesso hanno alle spalle una legislatura di opposizione e sono cresciuti fino a far diventare ministro uno di loro come il bellunese Federico D’Incà, venuto a portare la sua benedizione ad una sfida difficilissima.

Cappelletti ha il merito di mettere il dito su alcune contraddizioni strutturali del sistema-Zaia. I leghisti non sono stati coinvolti nello scandalo Mose, ma erano nella giunta decapita dagli arresti nel 2014. I project-financing sono costosissimi, ma non è stato fatto niente per ridurli al ribasso. “Abbiamo presentato noi gli esposti su Popolare di Vicenza, mentre gli apici della Regione se la prendevano con Bankitalia”. Ma c’è spazio anche per l’inquinamento da Pfas dell’industria Miteni di Trissino: “Ha inquinato una falda grande come il Garda, con rischio per la salute di 200 mila cittadini, mentre le morti per patologie correlate sono 1,300 – continua Cappelletti – ma la Regione non ha voluto chiudere la fabbrica, anzi ha autorizzato la produzione di nuovi inquinanti come il GenX e ci ha minacciati di querela per averlo denunciato”.

Altro che paese dei balocchi, il Veneto ha le sue magagne a cui il potere politico ha dato il suo bel contributo, secondo i Cinquestelle. Un consumo del suolo che è il doppio della media nazionale. L’inquinamento atmosferico, che seppur non causato dalla Regione, ma dalle emissioni, dovrebbe essere ridotto dagli interventi pubblici, mentre viene autorizzato un nuovo inceneritore come quello di Fusina. La Sanità pubblica “sempre più privatizzata”. L’emergenza Covid? “Il sistema Veneto ha reagito bene, ma non dimentichiamo che il 7 marzo, dopo che Confindustria diede l’ordine, Zaia si scagliò contro il lockdown deciso da Conte, chiedendo di tenere tutto aperto. Se a Roma gli avessero dato retta, saremmo finiti come la Lombardia”.

Il miracolo economico? “Pil e reddito pro-capite sono diventati inferiori a quelli dell’Emilia Romagna e il rischio di povertà secondo l’Istat riguarda ormai il 18 per cento dei veneti”. Infine, il tormentone dell’autonomia, il totem di uno Zaia che accusa i grillini di non averla voluta. “Io voglio l’autonomia, ci credo, e spero che si faccia in questa legislatura – replica Cappelletti – Zaia pensi invece a Salvini, che di autonomia parla solo in Veneto e Lombardia, ma si guarda bene dal farlo in Sicilia o Calabria, dove va solo per sostenere il ponte di Messina. Il vero problema Zaia ce l’ha in casa, dentro la sua Lega”.

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Alleanze in Veneto non ne facciamo“: così il candidato alle regionali per il M5s Enrico Cappelletti. L’esponente del Movimento è stato presentato ufficialmente oggi a Mestre per la corsa alla poltrona di Governatore dal ministro per i rapporti con il Parlamento Federico D’Incà.

“Questo perché la questione è stata discussa dall’assemblea regionale in Veneto e a stragrande maggioranza, pressoché all’unanimità, gli attivisti e gli eletti del Movimento – sottolinea – hanno preferito, almeno qui in Veneto, tornare a quello che eravamo quando siamo nati”.

A sancire la sfida del Movimento al Governatore leghista della regione Luca Zaia è stato oggi a Mestre il ministro per i rapporti con il Parlamento Federico D’Incà.

E’ un senatore della scorsa legislatura – spiega – una persona di grandissima esperienza, che ha portato avanti grandi battaglie per il M5s all’interno del territorio del Veneto. Si è sempre confrontato con gli imprenditori, ha sempre preso a cuore le battaglie ambientali, è la persona giusta su cui vogliamo credere per cambiare il Veneto“.

Fonte: TgVerona.it del 27/06/2020

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ENRICO CAPPELLETTI, LEI È CANDIDATO ALLA PRESIDENZA DELLA REGIONE DEL VENETO PER IL MOVIMENTO 5 STELLE. CI DICA QUALCOSA DI LEI CHE AIUTI A CONOSCERLA PERSONALMENTE.

Sono nato a Padova 52 anni fa, mio padre era originario di Vicenza, faceva l’insegnante di giorno e studiava di notte per diventare medico: c’è l’ha fatta, così come molti in Veneto che lavorando rimboccandosi le maniche dal giorno alla notte, puntando tutto sulle proprie forze. Mi ha insegnato a non mollare, a porre valori e principi al di sopra di qualsiasi altro interesse.

Mia madre, padovana, mi ha trasmesso i valori del rispetto, dell’onestà e della famiglia. Grazie al sacrificio dei miei genitori ho potuto studiare, laurearmi e conseguire una importante specializzazione in Inghilterra, presso la prestigiosa Università di Oxford.

Professionalmente ho ricoperto per anni, anche in India, mansioni di responsabilità, dalla produzione allo sviluppo commerciale per una nota azienda e gestendo fino a 140 dipendenti di varie etnie e religioni.

Dopo un intenso impegno da professionista, non più dipendente per scelta personale, ho fondato una azienda specializzata in servizi di assistenza tecnica alle imprese. Le mie consulenze aziendali erano dirette particolarmente alle imprese del Veneto per ottenere innovative certificazioni di processi e di prodotti, per massimizzare lo sviluppo commerciale delle merci con certificazioni di eco-sostenibilità: FSC e PEFC (Forest Stuward Council e Programme for Endorsement of Forest Certification schemes), certificazioni che attestano l’origine del legno da foreste gestite secondo criteri di eco-sostenibilità.

Sono nato in veneto ed il Veneto é la regione per eccellenza delle partite iva, delle piccole e medie imprese che puntualmente, anche tra le avversità economiche ed emergenziali, si rimettono in gioco obbedendo alla propria responsabilità e coscienza. Io mi sento così, italiano e veneto nei sentimenti e nell’orgoglio.

COME NASCE ENRICO CAPPELLETTI NEL M5S E QUALI SONO I SUOI PROGRAMMI PER IL VENETO?

Nel 2013 fui candidato capolista ed eletto Senatore per il M5S, portai il mio bagaglio di esperienza professionale per metterla al servizio del Paese. Lungo sarebbe elencare gli interventi e le battaglie portate avanti in Parlamento e per la difesa del territorio. Ma permettetemi di citare due disegni di legge che depositai con orgoglio nella XVII legislatura e che divennero legge nella successiva: la sospensione dei termini di prescrizione dopo la sentenza di primo grado ed il Daspo ai corrotti, entrambi ripresi dallo “Spazzacorrotti”.

I cittadini di questa regione hanno contribuito a creare negli anni il Veneto del lavoro, dell’onestà, dell’intraprendenza, della solidarietà. Oggi però questi valori sono compromessi: è giunto veramente il momento di mettere da parte propaganda e slogan: oggi dobbiamo fare scelte coraggiose. Dobbiamo progettare i prossimi 20 anni per il Veneto e per fare questo, dobbiamo guardare a non ricommettere gli errori che hanno segnato l’amministrazione di questa Regione, amministrata da 20 anni dalle stesse persone:

  • 20 anni fa non c’era il Mose ed i project financing, non c’era Pedemontana Veneta, un’opera utile ma che a fronte di costi per poco più di 2 miliardi verrà fatta pagare ai cittadini oltre 13 miliardi in più: una cifra pari a due Mose, buttata dalla finestra.
  • 20 anni fa avevamo due Banche solide in Veneto. Ora non sono rimaste neanche le ceneri. Sono stati mandati sul lastrico 200 mila risparmiatori. Noi abbiamo presentato l’esposto dal quale sono partite le indagini, mentre qualcuno in regione difendeva il management dai controlli della Banca d’Italia: “Quello della Banca d’Italia a Veneto Banca è stato un attacco senza precedenti alla nostra identità e alla nostra autonomia”. Abbiamo visto com’è andata a finire.
  • 20 anni fa in Veneto non c’era il disastro ambientale da inquinamento da Pfas che c’è ora. Inquinamento ignorato per anni. Quando il M5S depositava esposti su esposti in Procura, la regione minacciava il M5S di querela per procurato allarme e quel che è peggio, autorizzava l’azienda inquinante a sintetizzare una nuova molecola ancor più pericolosa, il Gen-X, senza comunicare ad Arpav di provvedere alle necessarie verifiche. Il Gen-X, poi, è stato trovato regolarmente disperso nell’ambiente.
  • Il consumo di suolo è arrivato al 12,40% in Veneto, contro una media nazionale di quasi la metà. Negli ultimi due anni abbiamo glissato il record nazionale e non c’é alcuna intenzione di invertire la tendenza. Ad ogni pioggia anomala, vi sono allagamenti. Il conto dei danni è sempre impietoso.
  • E’ cresciuto a dismisura l’inquinamento atmosferico. Nonostante i gravissimi dati sulla salute e 6 capoluoghi di provincia su sette che superano i limiti stabiliti per legge, già nei primi mesi dell’anno, la Regione ha ritenuto di inaugurare questa nuova Fase 3 post Covid autorizzando un nuovo inceneritore a Fusina. Non un nuovo impianto di riciclo che, a parità di investimento, creerebbe molti più posti di lavoro e sarebbe compatibile con la salute dei cittadini.
  • 20 anni fa la Sanità in Veneto disponeva del 25% di posti letto in più. Certo hanno avuto un ruolo le politiche e i tagli nazionali, ma se in Veneto un Ospedale come quello dell’Angelo da 230 milioni è costato circa un miliardo e settecento milioni, forse una riflessione sullo sperpero di risorse, sottratte al servizio sanitario, deve essere fatta.
  • 20 anni fa il veneto era il “mitico” Nord-Est, locomotiva d’Italia. Oggi il Veneto è stato superato in termini di PIL che di reddito pro-capite da altre regioni, si pensi ad esempio dall’Emilia Romagna. Le “persone a rischio povertà ed emarginazione sociale” secondo l’Istat in Veneto sono pericolosamente salite al 18%, valore nettamente superiore alle regioni del nord e del centro Italia.

COSA VUOL DIRE PER ENRICO CAPPELLETTI IMPEGNARSI UNA REGIONE MIGLIORE?

Il mio impegno da Presidente della Regione del Veneto per il Movimento 5 Stelle è estremamente serio, in sintesi per:

  • Una Regione che dinnanzi a 11 mila capannoni vuoti, incentivi fortemente l’utilizzo delle strutture esistenti piuttosto che continuare a cementificare sul poco di suolo vergine restante. Il caso di Amazon è eclatante: porte spalancate agli investimenti, ma va fortemente incentivato l’uso o la ricostruzione dell’esistente.
  • Una Regione che prenda atto del fatto che rischia di diventare una camera a gas, deve attuare interventi straordinari per la tutela della salute ed il contenimento all’inquinamento dell’aria. Che fine ha fatto il progetto di sistema ferroviario metropolitano di superficie? È stato archiviato perché troppo costoso. Però per gettare 13 miliardi di euro in una infrastruttura come Pedemontana Veneta, che ne costa 2 miliari e 258, il denaro è magicamente a disposizione. Finanziamo il progetto con i risparmi derivanti dalle rinegoziazioni di tutti fallimentari i contratti di project sottoscritti dalla regione e con l’impugnazione dei contratti in derivati, come da recente sentenza della Cassazione.
  • Una Regione che, dopo tanti anni di smantellamento della sanità pubblica (25%), pezzetto dopo pezzetto, a favore dei privati, si ponga quale priorità la tutela della salute dei cittadini, attraverso una sanità pubblica (70% riabilitazione), con nomine dei dirigenti per merito e non per contiguità politica.
  • Una Regione che torni a considerare l’onestà quale valore, con soli candidati dalla fedina penale pulita e certificata.

UN IMPEGNO DA VERO CANDIDATO AL GOVERNO DEL VENETO, NON SARÀ UNA BATTAGLIA FACILE…

Partiamo da qui. Con il cuore, l’entusiasmo e la passione delle nostre origini a 5 Stelle. Dobbiamo e vogliamo guardare avanti, oltre la visione degli altri che è di breve periodo. Non dobbiamo più accontentarci, dobbiamo riprendere a sognare in grande. Perché un Veneto diverso non è solo possibile, è anche auspicabile.

Vogliamo portare al cuore dei Veneti la nostra visione di un Veneto migliore, non è solo un sogno è anche un impegno che assumiamo davanti ai cittadini, un impegno per:

Il lavoro, la formazione di livello, l’innovazione tecnologia, la sostenibilità e l’economia circolare, le energie alternative, l’agricoltura biologica quale fiori all’occhiello per l’offerta di prodotti, internet, la banda larga ed ultra larga per rilanciare le nostre imprese.

Non sarà per noi una battaglia facile, ma il sottoscritto candidato alla presidenza del Veneto e tutti i candidati al Consiglio Regionale ce la metteremo tutta perché questa è la regione che amiamo, la regione dove sono nati e dove cresceranno i nostri figli, una regione che, se i cittadini lo vorranno, con il M5S potrà veramente diventare una regione migliore per tutti.

Fonte: irogpress.com del 27/06/2020

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UN VENETO MIGLIORE

2020, Stampa

27 Giugno 2020

Voglio un Veneto migliore”. Con queste parole, stamattina presso l’Hotel Ambasciatori di Mestre, Enrico Cappelletti ha presentato la sua candidatura alla carica di Governatore del Veneto per il Movimento 5 Stelle. Una sfida non facile avendo contro Zaia e Lorenzoni. Ma Enrico Cappelletti conta molto sul suo programma e il suo background per dare filo da torcere agli avversari.

Uniti per un Veneto migliore

Accompagnato dai consiglieri Manuel Brusco, Jacopo Berti, Erika Baldin e dal ministro Federico D’Incà, responsabile per i rapporti con il Parlamento e le Riforme nel Governo Conte bis, Cappelletti è apparso sicuro e affabile. Il primo a prendere la parola è stato Brusco. “Sono stati 5 anni in consiglio regionale duri ma che ci hanno fatto crescere. Enrico è stato sempre al nostro fianco. Appoggiandoci nelle nostre battaglie. Come squadra siamo orgogliosi di averlo come candidato”. È poi la volta di Erika Baldin “5 anni meravigliosi vissuti intensamente tra alti e bassi. Abbiamo parlato con tanti comitati e persone e confrontato con loro. Siamo diventati più forti dialogando con le persone”.

A dare il vero slancio però è un Jacopo Berti più in forma che mai. “5 anni fa ero qui anche se con altre persone ma sono contento di dimostrare che il Movimento nei cui ideali io credo fortemente ci sia anche un cambio di persone e generazione. Sono certo che non ci sia persona migliore di Enrico a cui passare il testimone. Ringrazio anche chi mi ha criticato perché mi ha fatto crescere e spero che chi ci ha dato fiducia prima continui a darcela ancora di più per cambiare questa politica veneta. Enrico ha tutte le carte in regola per portare questo vento di cambiamento”.

Il ministro

D’inca prende subito la palla al balzo da Jacopo e sottolinea i meriti e il background di Cappelletti. “Enrico è la persona giusta per questa impresa.  Ho combattuto con lui gomito a gomito. È un imprenditore. Sa cosa vuol dire lavorare e faticare. Ha sempre lavorato per migliorare il territorio Veneto. Per questo ringrazio tutti i presenti e chi l’ha indicato come candidato. Vogliamo con Enrico portare avanti un grande lavoro per far crescere il nostro territorio. Parlare del M5S significa guardare al futuro. Basta pensare alla app immuni ma anche quanto ha fatto e sta facendo il governo attraverso il Mise e con le risposte che stiamo dando ai nostri imprenditori. Deve esserci una ripartenza in tutta Italia con questo governo e tramite Enrico per la Regione Veneto. Non scordiamoci, però, che abbiamo un’altra battaglia da portare avanti. Quella sulla questione dei vitalizi. E lo faremo insieme a lui”

Enrico Cappelletti e un Veneto migliore

Ultimo a prendere la parola ma non certo per importanza proprio il candidato pentastellato. Che con calma e serietà espone il suo programma per un Veneto migliore. “Il nostro impegno in Regione serve a dare una scossa. Dobbiamo dare le indicazioni giuste per un grande cambiamento. Ormai da 20 anni siamo governati sempre dagli stessi personaggi e 20 anni fa in Veneto non avevamo quel marchio di infamia, ad esempio, del Mose. È la dimostrazione di come queste persone gettano i soldi dalla finestra senza pensare ai cittadini”

L’esempio Pedemontana

 “Ad esempio la Pedemontana che rimane un’opera utilissima, con il nuovo project financing vedrà lievitare i costi di 11 miliardi e questo ricadrà sui nostri figli. Come la questione della Banca popolare di Vicenza. Ci siamo subito schierati con i cittadini lottando contro chi nel Veneto difendeva Veneto banca e BpVi, dicendo che la Banca d’Italia non doveva fare controlli”. Enrico sposta poi il tema su una questione che gli sta molto a cuore: l’inquinamento e il rispetto ambientale. “Abbiamo fatto esposti su esposti per l’inquinamento da Pfas e mentre noi lottavamo la Regione dava l’ok a una nuova molecola che poi è stata ritrovata nelle acque e l’associazione “Medici per l’ambiente” ha rilevato oltre mille persone morte per Pfas.

Un Veneto migliore con l’ambiente

“Abbiamo approfittato del nostro territorio. Lo sfruttamento del terreno per la cementificazione ci rende vittime di frane e allagamenti. L’inquinamento atmosferico in 6 province su 7 di pm10 è sopra la media nazionale. Per carità, non dipende tutto dalla Regione ma cosa fa ora la Regione davanti a questi dati? Per inaugurare la fase 3 post covid? Apriamo un inceneritore. Questa è miopia. È volontà di non vedere la realtà”.

Il problema sanità e lavoro

“Poi c’è la sanità. Certamente di eccellenza ma piano piano si stanno destinando i fondi alla sanità privata. Vogliamo sì un’eccellenza ma pubblica. Non do tutta la colpa alla Regione perché i tagli sono stati nazionali ma si deve tutelare la sanità pubblica visto che il Veneto è la regione che spende più di tutte per quella provata. Noi eravamo la locomotiva del Nordest e ci ritroviamo adesso con altissime percentuali di lavoratori a rischio e questo è frutto degli errori commessi dai precedenti governi regionali. Avevamo un sogno che ha alimentato il nostro entusiasmo arrivando al cuore dei cittadini. Impegnandoci per l’innovazione, per i cittadini, per lo sviluppo biologico della Regione, per il lavoro. In una parola combattiamo e cambiamo insieme in meglio per un Veneto migliore!”

Fonte: ilsestentenews.it del 27/06/2020 – di Gian Nicola Pittalis

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L’emergenza sanitaria da Covid-19 ed il lockdown degli ultimi mesi ha messo a dura prova infermieri degli ospedali veneti. Il loro sacrificio – dichiara Enrico Cappelletti, candidato alla Presidenza della Regione del Veneto – ha portato la Giunta Zaia a definirli eroi, eppure gli eroi hanno una immeritata retribuzione inferiore a quella dei loro colleghi in Veneto e d’Italia.

E’ giunto il tempo che in Veneto si provveda con urgenza, slogan esclusi, all’adeguamento dei salari e delle indennità, che vengano riconosciute le competenze specialistiche e siano adeguatamente valorizzati i percorsi di studi post laurea così come reclamato anche da sindacati di categoria.

Non è certo il contentino d’una piazza ad Agna a loro intitolata per mano della Giunta comunale guidata dal sindaco di Fratelli d’Italia – prosegue Enrico Cappelletti – o una diretta televisiva del Governatore Zaia che elogia gli infermieri a trattarli come tali. Apprezzabile tutto ciò ma serve concretezza, non atti simbolici part-time. E’ inoltre necessario ascoltare le richieste degli infermieri, che condivido, per intervenire – aggiunge Enrico Cappelletti – a livello regionale affinchè siano equiparati i diritti dell’Infermiere dipendente di Pubblica Azienda con quelli degli enti privati.

In Veneto la sanità pubblica merita maggiore rispetto e attenzione, gli infermieri – conclude Enrico Cappelletti – eroi non siano operatori di secondo ordine.

Fonte: TG PADOVA (Telenuovo) del 23/06/2020

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“I decessi di neonati in Veneto colpiti da citrobacter nel punto nascite dell’ospedale di Borgo Trento a Verona mi preoccupano e

– dichiara Enrico Cappelletti, candidato Presidente M5S alla presidenza del Veneto – sembrano il segno d’una sufficienza politica sanitario-regionale. Le infezioni e la proliferazione del citrobacter, batterio sempre più resistente agli antibiotici, si sono manifestate già da aprile 2019 ed hanno colpito anche una dozzina di altri bimbi che potrebbero riportare gravi sviluppi di encefaliti che riversamento in stato vegetativo.”

 “Poiché il batterio può essere trasferito in modalità verticale, da madre a figlio e da persona a persona, invito urgentemente la Regione ad approfondite verifiche in tutte le strutture di pediatria e la terapia intensiva neonatale del Veneto. La Sanità Veneta – prosegue Enrico Cappelletti – mostra sempre più i segni della debolezza, dell’impoverimento della gestione pubblica che sembra orientata a favorire quella privata.”

 “Venga urgentemente applicata e poi verificata, con ispezioni certificate, tutta l’attività di ripristino in sicurezza del punto nascite veronese. E’ grave che il presidente Zaia e l’assessorato competente alla sanità abbiano appreso del problema, a dire di Zaia, solo giovedì scorso poiché una simile dichiarazione apparentemente innocua potrebbe fare emergere una forma di scollamento tra Regione e struttura sanitaria. “

“La politica regionale deve dare nuovo vigore al servizio sanitario Veneto e nuove prospettive di investimento nelle esistenti strutture. Centinaia di medici del Veneto ogni anno emigrano all’estero causando al Veneto una emorragia di circa 1300 unità ed altre 1000 nei prossimi anni. Il taglio dei posti letto veneti – aggiunge Enrico Cappelletti – determinano anche il numero dei medici sempre più costretti a pesanti turni e rispetto di regole talvolta ritenute assurde da questi ultimi.”

 “La sanità veneta non è sempre modello di eccellenza ed è purtroppo carente in molti aspetti. La politica ne ha diretta responsabilità e personalmente sono convinto che al primo posto deve esserci la salute dei cittadini e non – conclude Enrico Cappelletti – un mero taglio di risorse economiche per garantire anche alle mamme ed i loro neonati di nascere in sicurezza e in buona salute.”

Fonte: veronaoggi.it del 17/06/2020

«Zaia boicotta la app Immuni, per lui la propaganda politica è più importante della salute».

È quanto afferma Enrico Cappelletti, candidato presidente della Regione del Veneto per il Movimento 5 Stelle Veneto. E un invito al governatore a collaborare arriva dal ministro pentastellato Federico D’Incà: «Tutte le regioni hanno un rappresentante nel team che si occupa della comunicazione di app Immuni e il sistema sanitario regionale è il soggetto che individua l’utente positivo attraverso il proprio sistema. Viene inserito un codice alfanumerico del soggetto positivo che permette all’app di inviare le notifiche di esposizione al contagio. Non risponde al vero dunque che l’app salti a piè pari il sistema regionale: invito come sempre il presidente Zaia alla collaborazione e a lasciar da parte i facili annunci».

L’APPLICAZIONE

Come noto, dopo la settimana di sperimentazione in quattro regioni l’app Immuni ha debuttato sul territorio nazionale lunedì scorso. L’applicazione per il tracciamento dei contatti, che fa parte della strategia del governo per contenere il coronavirus, si presenta all’appuntamento con numeri in crescita, anche se ancora non molto elevati: 2,5 milioni di italiani, secondo il ministero dell’Innovazione, hanno scaricato l’app, che ora è integrata nel sistema sanitario in tutta la Penisola.

Ma da parte dei vertici della Regione Veneto non si sono sentiti grandi apprezzamenti: «L’app Immuni ha due grandi limiti – ha detto nei giorni scorsi il governatore Luca Zaia – Il primo è che non si sa dove finisce il gran bagaglio di dati, il secondo che rischia di mettere in crisi l’ossatura della sanità».

Parole e atteggiamenti che l’esponente pentastellato Enrico Cappelletti sintetizza così: «Sconcertante boicottaggio posto in essere per soli fini elettorali del presidente della Regione Luca Zaia».

Cappelletti dice che «Zaia sbaglia perché qui la politica non c’entra nulla. Non traccia gli spostamenti e tutela la privacy di tutti. Immuni è gratis e può salvare vite umane. Noi la abbiamo già scaricata assieme ad altre 2 milioni e mezzo di persone».

Fonte: Gazzettino di Venezia del 17/06/2020

Oggi, sabato 13 giugno, sono tornati in scena alle Zattere i No Grandi Navi, stavolta con una “famiglia allargata” che ha accolto anche i temi della residenzialità, dell’inceneritore di Fusina e della monocultura turistica nella città lagunare. Diverse le sensibilità, unico l’impegno: contrastare la speculazione, puntare a un modello di città vivibile, sostenibile, a misura di uomo e di residenti.

«Migliaia di persone oggi a Venezia per lanciare un messaggio sull’importanza della tutela di questa città che sta dicendo basta. Basta con la speculazione sul territorio, sulla salute e sulla vita delle persone», hanno detto gli attivisti. È la seconda catena umana a Venezia in questa fase post-Covid, dopo quella del primo giugno che aveva raccolto centinaia di militanti del comitato area ex gasometri e cittadini, riuniti contro la realizzazione di un residence di lusso a Castello e contro gli approdi alle Fondamente Nove per i lancioni gran turismo.“

L’inceneritore

La manifestazione di oggi è stata lanciata nei giorni scorsi anche da Opzione Zero, uno dei comitati che contrastano la realizzazione della terza linea dell’impianto del termovalorizzatore di Ecoprogetto a Fusina. Per questa opera è stato chiesto e ottenuto il parere Via (valutazione impatto ambientale) regionale.

Ma ora l’assessore all’Ambiente della Regione Veneto Gianpaolo Bottacin vuole un tavolo con il governo, e con il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, per procedere con lo step successivo: l’Aia (autorizzazione integrata ambientale). Alle Zattere c’era anche una rappresentanza del M5s, tra cui la consigliera comunale Elena La Rocca: «Dobbiamo riprendere in mano la città – ha detto – per salvaguardare la nostra salute e fare scelte ambientalmente sostenibili. Altrimenti la lasciamo nelle mani del profitto e dei privati. Stanno costruendo inceneritori invece che lavorare sulla riduzione dei rifiuti, stanno buttando giù il verde per costruire parcheggi, continuano a far passare le grandi navi, vogliono costruire alberghi. Siamo mobilitati anche come genitori sul tema dell’inquinamento ambientale, perché i nostri bambini sono i primi a subirne le conseguenze. Diciamo “no” a tutto questo».

Enrico Cappelletti, candidato presidente del Veneto per il M5s, ha commentato: «È da vent’anni che facciamo queste battaglie contro gli inceneritori, contro l’inquinamento. Vent’anni fa ad amministrare la Regione c’erano le stesse persone che ci sono adesso. Non possiamo più accettare queste cose, dobbiamo fare in modo che in questa città si investa nell’economia sostenibile».

Un modello diverso

«La catena umana da San Basilio a punta della Dogana – ha scritto Opzione Zero – vuole riaffermare ancora una volta che l’unico futuro possibile e necessario per Venezia, per il territorio metropolitano e regionale, è quello che guarda alla riconversione ecologica, al lavoro degno, alla giustizia sociale, alle relazioni solidali. Mose, grandi navi, inceneritore, Pedemontana e il fossile rappresentano nel nostro territorio quel sistema predatorio finalizzato a consolidare un blocco di potere politico, economico, finanziario senza scrupoli».

Contro l’inceneritore si è schierato ripetutamente anche il presidente della Municipalità di Marghera, Gianfranco Bettin. Contro le grandi navi il presidente della Municipalità di Venezia, Giovanni Andrea Martini. “

Fonte: veneziatoday.it del 13/06/2020

Il candidato del Movimento 5 Stelle alla presidenza della Regione Veneto contro Luca Zaia alle prossime elezioni, che dovrebbero svolgersi a settembreEnrico Cappelletti, rilancia il tema dell’autonomia, sottraendo di fatto alla Lega, più quella zaiana che quella salviniana, il suo principale cavallo di battaglia.

«Zaia e la Lega promettono l’autonomia da 30 anniSono stati al governo 11 – afferma Cappelletti in un lungo post su Facebook -. Avete visto qualcosa? Zero assoluto.

Perfino la riforma costituzionale che ha introdotto il regionalismo differenziato nel nostro Paese ha avuto il voto contrario della Lega. Chiesero addirittura ai cittadini di votare contro l’autonomia, nel referendum confermativo alla riforma».

«Io credo che ora sia finito il tempo delle chiacchiere, se c’è un Governo che può portare l’autonomia in Veneto è proprio questo e l’assenza della Lega, considerati i precedenti, è una garanzia – afferma ancora, provocatoriamente, Cappelletti -.

Ma ora occorre rimboccarsi le maniche per far ripartire il Paese. Pensiamo a come affrontare la crisi economica che è alle porte, al lavoro, ai problemi dei cittadini. Promuoviamo ad esempio l’ecobonus al 110%, che potrebbe portare nella nostra regione 50 mila nuovi posti di lavoro e cantieri per 46 miliardi, secondo i dati della CNA.

Poi certo si aprirà la stagione dell’autonomia. Ma ora occorre muoversi e fare presto. Il Governo nazionale ha messo in moto moltissime iniziative. Mancano quelle della Regione – conclude Cappelletti -. Ma aspettiamo fiduciosi».

Fonte: vicenzapiu.it del 11/06/2020

Il Tribunale di Vicenza ha rigettato la richiesta di indennizzo da tre milioni di euro avanzata da Sviluppo Cotorossi spa nei confronti delle associazioni e dei comitati che da anni si battono per chiedere verità sulle opacità che hanno connotato la realizzazione del complesso di Borgo Berga nella città del Palladio. Il tribunale ha anche condannato Sviluppo Cotorossi a corrispondere tutte le spese legali.

“Siamo ben lieti – dichiara Enrico Cappelletti, candidato Presidente M5S alla Regione Veneto – che questa sentenza chiuda la questione. Il M5S ha da sempre sostenuto le attività di queste associazioni e comitati a Borgo Berga, e si batte da anni perché possano emergere tutte le responsabilità, a partire da quelle di ordine politico che soggiacciono alla realizzazione di un’opera già soggetta ai pesanti rilievi dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, della Corte dei Conti, degli ispettori dell’Icomos e della stessa magistratura in sede penale”.

“Responsabilità politiche a parte – continua – il sistema di chiedere risarcimenti milionari con motivazioni evidentemente campate in aria, al solo scopo di intimorire chi ha l’ardire di criticare potentati economici, grida vendetta in cielo ed in terra. L’abuso delle liti temerarie e delle richieste eccessive è uno dei fenomeni che più toccano la libertà di stampa, la qualità dell’informazione e della democrazia”.

“Fortunatamente – annuncia Cappelletti – è in dirittura d’arrivo in Parlamento un disegno di legge molto atteso, a firma Primo Di Nicola del M5S, che prevede, in caso di temerarietà della lite, che il giudice possa condannare ad una cifra pari ad almeno il 50% delle somme pretese. In questo modo, chi avanzerà una causa per scopo intimidatorio starà ben attento alla cifra da chiedere”.

“Non significa che la gente non chiederà più risarcimenti – conclude – ma che lo farà solo quando avrà motivi validi e fondati. Se questa importante proposta fosse già legge, dunque, questa paradossale richiesta di indennizzo non sarebbe mai stata formulata”.

Fonte: vicenzapiu.com del 26/05/2020 di Edoardo Andrein

«Il professor Crisanti ha il grande merito di aver svegliato 5 milioni di concittadini, riportandoli alla drammatica realtà: durante i 20 anni di Zaia in regione sono stati cancellati il 25% dei posti letto negli ospedali pubblici, eliminati centri di analisi sul territorio ed é avanzata inarrestabile la corsa alla privatizzazione della sanità. In questo contesto, il lavoro che è stato fatto da tutti gli operatori sanitari è ancora più encomiabile».

Così Enrico Cappelletti, senatore padovano del Movimento 5 Stelle, a proposito della polemica scoppiata tra Andrea Crisanti e la dottoressa Francesca Russo prima e con il governatore Luca Zaia poi.

«Se in questa “emergenza covid” è esistito un “modello Veneto” – quindi – è dovuto in larga misura proprio alle intuizioni di Crisanti che spesso sono andate contro la linea indicata dalla Regione.

Ricordo che in materia di tamponi la Regione ha esordito andando in direzione opposta arrivando perfino a diffidare il Professore dal fare i tamponi agli asintomatici. Per non considerare poi, la richiesta di Zaia fatta al governo di cancellare le zone rosse, una autentica follia che se fosse stata accolta avrebbe avuto conseguenze drammatiche per la nostra regione. – prosegue Cappelletti.

Poi l’annuncio di avere dotato appositamente l’equipe di Crisanti di un macchinario per processare i tamponi, evidentemente riconoscendone la funzione indispensabile, salvo, contemporaneamente, annunciare i famosi “camper davanti ai supermercati” , che nessuno ha mai visto. Oppure la più recente richiesta di aprire tutto e subito, contro ogni parere medico scientifico, prima ancora che contro il buon senso».

«Oggi Zaia rivendica per sè e per sue figura di fiducia meriti che non ha, dice di Crisanti che “ è un fuoriclasse”, ma gli intima di stare al suo posto, per denigrarne il ruolo addirittura nega sia mai esistito un modello Veneto e arriva a sminuire l’importanza dei tamponi, sottolineando che altrove ne sono stati fatti di più.

A Zaia va bene tutto e il contrario di tutto, per farsi propaganda, approfittando del fatto che monopolizza da mesi la presenza sugli organi di informazione. – conclude il senatore – Su questa vicenda però – deve essere fatta piena chiarezza. Se qualcuno cerca di nascondere o cambiare gli avvenimenti per un tornaconto politico, deve essere ben chiaro ai Veneti».

Fonte: vvox.it del 26/05/2020

“Ancora una volta oggi Zaia ha approfittato della consueta conferenza stampa per attaccare il Governo senza alcun contraddittorio” afferma Enrico Cappelletti, già senatore e candidato alla presidenza della Regione Veneto per il Movimento 5 Stelle in un comunicato stampa.

“Bisogna aprire tutto’ è la sua sintesi – dice Cappelletti – Ma Zaia è lo stesso Zaia che il 7 marzo scorso chiedeva al Governo di revocare le zone rosse, perché non c’era rischio epidemico in Veneto. Se il Governo nazionale avesse seguito la sua richiesta, probabilmente in Veneto ci sarebbe stata una strage”.

“Anche io vorrei, potendo, ‘aprire tutto subito’ – continua – Ma mi rendo conto che anche a causa del disastro fatto dai colleghi di Zaia in Lombardia, ci deve essere una progressione, la riapertura deve esserci ma deve essere anche prudente, meditata, intelligente. Mi sembra che al contrario Zaia si appiattisca sulla linea di Salvini, che va contro a prescindere”.

“Al contrario, se in Veneto piangiamo meno vittime che altrove, lo dobbiamo alla sua Comunità scientifica, all’Università, ad illustri accademici come il Prof. Crisanti – afferma – il quale pare proprio non avere dubbi: dichiara infatti quest’oggi sulla stampa: “Riaprire tutta Italia? È una follia. L’otto marzo quando è stato deciso il lockdown, avevamo registrato 1797 contagi in più in un giorno. Ora siamo ancora sopra i 2.000 nuovi casi in 24 ore. Che cosa è cambiato?”.

“Ora siamo di nuovo punto e a capo – aggiunge Cappelletti – Zaia ignora ancora una volta le raccomandazioni della comunità scientifica e fa pressione al Governo perché apra tutto e subito. Dipendesse da lui, probabilmente, non avrebbe dubbi a perseguire le medesime politiche del Governo”.

“Ringraziando il cielo – conclude Cappelletti – non spetta a lui l’ultima parola”.

Fonte: lavocedivenezia.it del 28/04/2020