«Persone normali e oneste: laureati, professionisti, impiegati, anche gente che magari ha iniziato a lavorare a 15 anni. Perché in Consiglio regionale vogliamo portare la cultura del lavoro: i politici di professione o quelli che non hanno la fedina penale pulita, li lasciamo agli altri partiti». Il candidato presidente Enrico Cappelletti presenta così gli aspiranti consiglieri che affiancheranno il suo nome nella circoscrizione di Treviso alle prossime elezioni regionali. I pentastellati sono i primi tra la forze in campo ad ufficializzare i propri portacolori in corsa per palazzo Ferro Fini. Nel listino della Marca, oltre allo stesso Cappelletti (52 anni, padovano di nascita, ma da tempo residente a Crespano del Grappa, già senatore nella scorsa legislatura), saranno in sette.

IL VOLTO NOTO

Il volto più noto, non fosse altro perché consigliere regionale uscente è Simone Scarabel, originario di Maserada, ma stabilitosi ad Oderzo. Incarico istituzionale anche per Valentina Borin, consigliere al Comune di Salgareda. E poi, in ordine alfabetico, Daniela Bolzan (di Pieve di Soligo), Daniele Facco (Resana), Maurizio Mestriner (Ponzano Veneto), Rosa Poloni (Montebelluna), Gemma Savastano (Treviso). Per tutti il richiamo ai punti chiave del programma e ad alcuni temi fondanti del Movimento: l’attenzione all’ambiente, l’economia verde e le nuove tecnologie come leva di sviluppo e occupazione, la difesa di una sanità «che sta sempre più scivolando verso i privati». Unanime anche la consapevolezza che li attende una sfida improba, in un territorio in cui Luca Zaia e la Lega sono accreditati di un consenso bulgaro.

I TEMI

Ma pure la volontà di dimostrare che «al di là dell’abilità comunicativa del governatore», in Veneto non tutto funziona come dovrebbe. A partire dal simbolo Pedemontana «la cui concessione finirà per costare ai cittadini 1.500 euro al metro, contro i 350 delle autostrade», come rimarca Scarabel. Cappelletti rivendica la scelta di correre da soli («un’attestazione di coerenza, anche verso noi stessi, essendo un soggetto politico alternativo agli altri schieramenti») e l’aver rifiutato pluricandidature in più province. E guarda all’ampia platea degli astenuti: «Quasi uno su due, nella scorsa tornata, che non voterebbe Zaia neppure con la pistola alla tempia, ma, va ricordato, non si fida neppure delle opposizioni. Se riusciremo a convincere costoro, allora il risultato di queste elezioni è tutto da scrivere». A tenere a battesimo la squadra, ieri a Palazzo Rinaldi, sono arrivati la senatrice mestrina Orietta Vanin e il bellunese Federico D’Incà, ministro per i Rapporti con il Parlamento: «I sondaggi ci danno sfavoriti? – sottolinea quest’ultimo – Noi rispondiamo con i fatti: con l’aiuto alle 335mila partite Iva e lavoratori autonomi, con le 70mila richieste evase per risorse a fondo perduto alle nostre pmi: 272 milioni di euro per il Veneto, con gli oltre 5 miliardi di euro di liquidità per le aziende venete. Il Veneto oggi è visto come una città murata, dobbiamo tornare ad essere la locomotiva capace di trainare il paese fuori dalla palude del Covid».

Fonte: Gazzettino di Treviso del 12/07/2020 di Mattia Zanardo

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