I consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle hanno tenuto oggi una videoconferenza sull’inquinamento da Pfas, toccando anche altri temi ambientali. Simone Scarabel ha iniziato con una frecciata alle conferenze stampa del presidente Zaia, da lui definite «TeleCorea del NordEst» per poi chiedere alla Regione come mai non siano stati effettuati «monitoraggi Covid-19 nelle reti fognarie da parte del laboratorio di virologia ambientale dell’Arpav, per individuare tempestivamente nuovi focolai, metodo più economico dei tamponi» annunciando poi interrogazioni al riguardo.

Erika Baldin ha aggiunto «il 9 luglio si terrà un vertice che dovrebbe confermare l’aggiornamento tecnologico dell’impianto di Fusina (Venezia), ho sollecitato ministro Ambiente Costa, (vicino al Movimento, n.d.r.) per fermare questo progetto; a dicembre una mia mozione fu respinta anche dal PD, ho poi chiesto una petizione al Parlamento Europeo contro l’approvazione forse definitiva in commissione Via del nuovo impianto, dove verranno bruciati anche i fanghi contenenti i Pfas, Veritas non ha mai smentito. Si tratta – aggiunge la consigliera – di 30 mila tonnellate all’anno, ma “dato che non c’è una base bibliografica ampia” la commissione Via ha dato il permesso ai lavori preservandosi la possibilità di modificare l’impianto in seguito; un impianto che andrebbe ad aumentare l’inquinamento ambientale in un territorio già molto colpito» ha aggiunto Baldin.

Manuel Brusco ha riportato la conferenza sul tema Pfas: «Ci sono responsabilità politiche di chi c’era prima di Zaia ma anche di Zaia stesso sui Pfas – ha detto – perché ha cercato nella falda un Pfas di nuova generazione solo nel 2018 e solo dopo segnalazione del ministero dell’Ambiente olandese? C’è un grosso impegno della politica dal 2013, c’è l’autorizzazione nel 2014 con le prime interrogazioni in parlamento del M5S arrivando poi al processo».

Zaia secondo il Movimento non risponde sui Pfas «Non è che non risponde a noi – dice Brusco – non risponde ai migliaia di veneti coinvolti, Bottacin risponderà spostando l’argomento su altri fronti, ma la domanda è specifica, su GenX e C604 che non sono stati protocollati e sulle nuove autorizzazioni, voglio sentire la voce del padrone non di Bottacin. Zaia – aggiunge Brusco – ha governato 10 anni e visti i sondaggi lo farà per i prossimi 5, dal 2014 esiste la cosiddetta carta d’identità dei Pfas di nuova generazione, la nuova proprietà che ha rilevato Miteni ha fatto fare analisi ad aziende esterne e non ha dato risposte».

Brusco ha toccato anche la questione della bonifica: «Non è vero che si è interrotta per l’emergenza Coronavirus, i lavori per la costruzione della Pedemontana Veneta non si sono fermati neanche durante il lockdown, come e in che tempi Zaia intende finire la bonifica?».

Sonia Perenzoni ha aggiunto che «Attualmente non stanno facendo alcuna bonifica, fra 100 anni l’acqua potrebbe tornare ad essere pulita, se mettessimo in sicurezza la falda, stanno costruendo un muro che non impedisce alla falda di inquinare, noi chiediamo una mappa interattiva per monitorare i carotaggi e dimostrare se effettivamente vengono fatti; l’impianto va smantellato; serve un cronoprogramma».

Enrico Cappelletti, candidato governatore del Movimento, fa il punto della situazione: «Zaia non vuole rispondere, rimanda tutto a Bottacin, le poche cose che ha detto sono insufficienti; ma ci sono 300 mila cittadini coinvolti, le nostre sono poche domande ma chiare, se stanno facendo la bonifica, come procede, perché non hanno parlato prima sul GenX, perché non è stata rimossa la fonte dell’inquinamento. La commissione tecnica Pfas del direttore generale della Sanità veneta nel 2016 chiedeva che venisse rimossa e spostata la sede produttiva della Miteni, ma è rimasto inascoltato; la Regione non è responsabile dell’inquinamento, ma della sua portata, se fossi io presidente informerei i cittadini sul procedimento della messa in sicurezza, inizierei con un progetto dell’attività di bonifica, altrimenti non risolveremo mai il problema; dove troviamo le risorse? Per la Pedemontana le hanno trovate – aggiunge Cappelletti -. C’è una nuova giurisprudenza che può annullare i contratti derivati, in Veneto stipulati da 16 enti locali, si potrebbero risparmiare almeno 50 milioni di euro».

Jacopo Berti, candidato presidente nel 2015,  a tal proposito ha aggiunto: «Siamo stati i primi a sollevare la questione dei contratti derivati”.». 

Cappelletti infine bacchetta un po’ le altre opposizioni: «Se non solleviamo noi il problema Pfas non lo fa nessuno».

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