Cappelletti presenta la sua candidatura: «Esibiamo tutti la fedina penale»

«L’onestà deve essere un valore in Regione: tutti i candidati dovrebbero esibire la fedina penale». Si presenta così Enrico Cappelletti, alfiere del Movimento Cinque Stelle alle elezioni del prossimo 20 e 21 settembre contro il presidente uscente Luca Zaia.

La cornice è quella dell’Hotel Ambasciatori di Mestre, uno dei templi della Prima Repubblica, moquette a terra e sedie in velluto, e anche il lessico in sala, sebbene non ci riporti agli anni Ottanta, suona comunque un po’ retrò, per ciò che nel frattempo è diventato il Movimento, forza di governo con la Lega prima e il Pd ora: onestà, appunto, come nelle piazze del 2014, ma anche No Pedemontana, No Pfas, No project financing, No derivati. Il Mose? «Fosse stato per noi sarebbe stato un no – dice Cappelletti – ma a questo punto sarebbe irresponsabile fermarlo, quindi si facciano almeno le opere di compensazione ambientale». E il ministro per i Rapporti con il parlamento, Federico D’Incà, seduto accanto a lui conferma: «Il 10 luglio, alla prova generale, io ci sarò. Il passato ha portato con sé corruzione, soldi sperperati ma noi vogliamo che le opere funzionino, è il nostro compito».

Ecco, l’impressione che se ne ricava, da questa presentazione, è quella di un ritorno alle origini per i Cinque Stelle del Veneto, che anche per questo hanno pervicacemente insistito nel non allearsi col Pd, ma temperato da un pragmatismo derivato dall’esperienza. Anche il no alla Pedemontana, per 5 anni cavallo di battaglia dell’opposizione a Zaia, ora suona temperato: «Io non ho mai detto che non serve – precisa Cappelletti – ma non andava fatta in questo modo, con un project che farà buttare ai veneti 14 miliardi, quando l’opera ne costa 2,5». Va rinegoziato, come vanno rinegoziati i project della sanità, a cominciare dall’ospedale all’Angelo di Mestre, e i derivati stipulati dalla Regione. «I soldi risparmiati andranno reinvestiti nella Smfr, la metropolitana di superficie, un progetto utile che si è completamente arenato».

La narrazione di Cappelletti – e non potrebbe essere altrimenti, sennò che si candida a fare? – è all’opposto dello storytelling di Zaia, quello del Veneto «eccellenza», in cui tutto funziona alla grande. «Se diventerò presidente, la prima cosa che farò sarà non ripetere gli errori del passato, commessi da chi ci governa da vent’anni, sempre gli stessi». Della Pedemontana si è già detto, come del Mose, «marchio d’infamia per il Veneto». Poi ci sono Veneto Banca e la Banca Popolare di Vicenza, «che hanno mandato sul lastrico 200 mila famiglie e mentre noi depositavamo in procura esposti sulla mala gestio i vertici della Regione andavano alle assemblee dei soci a dire che Bankitalia non doveva fare i controlli». I Pfas, «un inquinamento grande come il lago di Garda» e anche qui il candidato M5s rivendica gli esposti e denuncia l’inerzia di Palazzo Balbi: «Non solo non ha fatto chiudere la fabbrica ma ha perfino autorizzato la produzione di una nuova molecola, il GenX,mentre minacciava di querelare noi per procurato allarme». E ancora il consumo del suolo («Tappeti rossi ad Amazon, ma usi uno degli 11 mila capannoni vuoti sparsi sul territorio»), l’inquinamento dell’aria («Fa tre volte i morti per covid e la Regione autorizza il nuovo inceneritore di Fusina»), i posti letto tagliati in sanità (anche se qui Cappelletti riconosce che non è tutta colpa di Zaia, c’entrano pure le sforbiciate imposte da Roma) o lo sbilanciamento a favore dei privati («Ogni veneto spende all’anno 790 euro per farsi curare da loro»). Anche sull’economia Cappelletti piccona l’immagine cara alla Lega della «locomotiva», mentre accanto a lui l’ex candidato presidente del 2015, Jacopo Berti, non ricandidato perché preso dalla sua start-up, annuisce convinto: «Ormai siamo stabilmente dietro l’Emilia Romagna, sia per Pil che per reddito pro-capite». Curiosamente, fino alla domanda di una giornalista l’autonomia non viene mai citata, manco una volta: «Siamo sempre stati favorevoli – risponde Cappelletti – e se non si farà in questa legislatura sarà un fallimento per tutti. Non accetto che la Lega dica che è per colpa del Movimento se non si è realizzata: nei dieci anni che hanno governato con Forza Italia è stata colpa di Berlusconi? Perché votarono contro la riforma del Titolo V del 2001 che ora permette al Veneto di trattare con Roma? Perché Salvini non parla di autonomia al Sud, invece di proporre il Ponte sullo Stretto di Messina?». D’Incà gli dà forza: «Appena finita l’emergenza covid la trattativa riparte e si chiude». In ogni caso, nessun imbarazzo a candidarsi, in solitaria, contro il campione di quella Lega che è stata compagna di viaggio al governo: «Gli incoerenti sono loro,che si erano presentati col centrodestra e poi hanno fatto il governo con noi. Noi avevamo sempre detto d’essere disponibili ad allearci con chi avesse rispettato il nostro programma». Poi è arrivato il Papeete e si sa com’è finita.

Fonte: Corriere del Veneto del 28/06/2020 – di Marco Bonet

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