Prove pianistiche di governabilità

Prove pianistiche di governabilità

 

Gli Italiani sono annoiati dai “discorsi», non c’è voglia di discutere, s’è già parlato troppo.

Ora è tempo di fare, di decidere, di essere. A livello politico ciò significa che bisogna finalmente «sostituire quelli che pensano con quelli che sono.»*
Insomma chi governa faccia valere ciò che è, ovvero una volontà vincente.

A tale fine ogni messaggio mediatico deve esprimere il primato del comando sulla disordinata pletora dei chiacchieroni, portatori di istanze che non possono e non debbono essere rappresentate.
Chi non è d’accordo perchè pensa a come si potrebbe agire meglio, è un intralcio allo spettacolare meccanismo della decisione, che futuristicamente è veloce per definizione,  facendo essere quel che deve essere.
In nome del sacrosanto diritto del vincitore a decidere (quasi) tutto, i partiti che sono espressione dei poteri forti (finanza, imprese, gestione del territorio) sentono vicino il traguardo salvifico della « governabilità ».
Dunque a fin di bene si riscrive la Costituzione a partire da un Parlamento eletto col Porcellum  e delegittimato dalla Corte Costituzionale, senza passare per nuove elezioni che ristabiliscano la legalità, con i buoni uffici di Napolitano.
A fin di bene si esclude da ogni incarico o discussione il partito che ha ottenuto più voti ( Movimento 5Stelle 25.56%, PD 25.43% ), sempre complice il rieletto Napolitano.
A fin di bene si fanno accordi costituzionali con un fuorilegge condannato in via definitiva e con un rinviato a giudizio, rispettivamente Berlusconi e Verdini.
A fin di bene si tiene segreto il contenuto di quell’accordo.
A fin di bene si incoraggia il presidente Grasso a truffare spudoratamente sul regolamento che proibisce esplicitamente il cosiddetto «canguro» in materia di leggi costituzionali, come ha spiegato con chiarezza Felice Casson.
Quello che allarma è ormai l’illegalità e l’imbroglio eretti a metodo istituzionale. Quello che indigna è vedere che nemmeno la truffa più documentata viene riconosciuta e sanzionata per quello che è. Il  «pianista» che vota mettendo una pallina di carta sul tasto mentre è assente dall’aula, coperto dai complici,  non suscita scandalo, reprimende e condanna. Chi evidenzia il trucco protestando e chiedendo giustizia è insultato, dileggiato, espulso. Erano le prove pianistiche di governabilità, cari miei. E adesso, con il sì alla riforma del senato, avanti con la musica!

Un attivista di Vicenza

M5S

 

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