“La tagliola sul dibattito è immotivata” : alcune riflessioni del costituzionalista Pertici

“La tagliola sul dibattito è immotivata” : alcune riflessioni del costituzionalista Pertici

“Non c’è un motivo giuridico per contingentare i tempi”. L’analisi di Andrea Pertici, professore di diritto costituzionale, sulla scelta della maggioranza di “ghigliottinare” la discussione. Critico anche sulla proposta di referendum avanzata dal ministro Boschi: “Con i due terzi di sì non si può fare”

TEMPI CONTINGENTATI
Movimento 5 Stelle 2 ore e 15
Questo il tempo assegnatoci per la discussione in Aula da lunedi 27 Luglio  al 7 Agosto .
Le ore complessive sono 115 ,così ripartite:
 Presidenza, relatori e Governo otto ore; votazioni 80 ore; Gruppi 20 ore. Partito Democratico 4 ore e 24, Forza Italia 2 ore e 50, Movimento 5 Stelle 2 ore e 15, e altri.
Sono state altresì assegnate cinque ore per gli interventi in dissenso, ripartite proporzionalmente tra i Gruppi: Partito Democratico un’ora e 6 minuti, Forza Italia 43 minuti, Movimento 5 Stelle 34 minuti, Nuovo Centrodestra 30 minuti, Misto 26, Lega Nord e Autonomie 22,. Sono state previste due ore per le dichiarazioni di voto finali.

“Esiste la possibilità di approvare leggi con una procedura abbreviata» spiega all’Espresso il professor Andrea Pertici, ordinario di diritto costituzionale a Pisa, professore di riferimento dei civatiani. La procedura abbreviata è prevista, dall’articolo 72 della Costituzione, «per i disegni di legge dei quali è dichiarata l’urgenza».

La ghiogliottina o la tagliola, poi, «sono previste dai regolamenti d’aula». «Ma quale sarebbe il motivo giuridico che giustifica la fretta di approvare la riforma del Senato?» si chiede Pertici. «Non c’è una scadenza», «non c’è un’urgenza», «se è vero che la legislatura durerà fino al 2018 c’è tutto il tempo per la procedura ordinaria». Ecco perché, per Pertici, «è una cosa incredibile», «immotivata» che il Senato si appresti a contingentare i tempi della discussione sulla riforma costituzionale. L’articolo 72 «esclude il ricorso al rito abbreviato per i disegni di legge in materia costituzionale», e se si è confermato l’iter normale, che prevede il passaggio in commissione e poi l’Aula, contingentare i tempi è quantomeno «contradditorio».

L’ostruzionismo può esser fastidioso, sì, «ma non esiste una disciplina specifica» ricorda Pertici ed è dunque difficile, «tolti gli emendamenti più pretestuosi», stabilire la soglia che possa giustificare una procedura snellente: «chi decide che 500 emendamenti vanno bene e 600 sono ostruzionismo?». «Non tutti i gruppi» nota poi Pertici, «hanno presentato molti emendamenti». I dissidenti del Pd una cinquantina, i 5 Stelle 200, «solo Sel si potrebbe sostenere che abbia volutamente rallentato il dibattito» ma se lo ha fatto, «bisogna anche notare che l’ostruzionismo è spesso la reazione a una rigidità eccessiva della maggioranza».

E se il ministro Maria Elena Boschi difende la scelta della maggioranza annunciando che il Pd chiederà comunque di ricorrere al referendum confermativo, Pertici stronca l’ipotesi. «O la Boschi auspica quindi che non si raggiungano i due terzi, e cioè sta chiedendo ad alcuni senatori del Pd di non votare la riforma per non raggiungere la maggioranza qualificata e dare seguito al referendum, oppure vuole modificare l’articolo 138 della Costituzione».

Sì, perché «l’articolo 138 prevede che si proceda al referendum confermativo, se richiesto da 500 mila cittadini o da un quinto dei membri di una Camera», ma lo prevede «solo quando la riforma non è stata approvata dai due terzi». Recita l’articolo 138: «Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti».

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