Falsità e disinformazione sulle riforme costituzionali in discussione .

Falsità e disinformazione sulle riforme costituzionali in discussione .

Ci accingiamo a discutere e votare una riforma costituzionale di enorme portata, senza che sia stato fatto un dibattito esteso nel paese, anzi, quasi ad approfittare del fatto che tra metà luglio e metà agosto gli Italiani sono notoriamente “distratti”, e poco propensi a seguire i lavori parlamentari.

Sembra una prassi consolidata nel nostro paese quella di licenziare le peggiori riforme in questo periodo. Oserei dire una tradizione tutta nazionale. Certo il processo di votazione andrà ben oltre ferragosto, trattandosi di una legge costituzionale. Ma questa prima votazione segnerà fortemente il suo successivo percorso. Le dimensioni della maggioranza che andrà – se andrà – a formarsi su questo disegno di legge, non potrà non avere conseguenze sul piano dei successivi passaggi parlamentari.

Non c’é stato, dunque, un necessario dibattito nel paese nel merito dei contenuti di questa riforma. Ma alcune parole d’ordine sono state fatte passare, e molto bene. Peccato che siano tutte sbagliate!

Su Republica di oggi, giusto per citarne una, Ilvo Diamanti dichiara “Certo, oggi la riforma – tra parentesi o meglio l’ABOLIZIONE (abolizione?) – del Senato arriverà, appunto, in Aula in attesa di una prima votazione”. Ma lasciamo pure stare Repubblica, che, almeno ufficialmente, non é ancora la voce ufficiale del Governo.
Vediamo ad esempio il tweet del Presidente del Consiglio del 18 gennaio scorso, nel quale diceva “Via i senatori, (…) Se si chiude (questo provvedimento), l’Italia #cambiaverso“. Ora, “via i Senatori” significa chiusura del Senato. Cioé la sua abrogazione.
Ma allora, delle due l’una: o io non ho capito un hacca di questa riforma e siamo qui effettivamente a discutere dell’abrogazione del Senato, come é stato fatto credere e come si contina a far credere ai cittadini, oppure agli Italiani si fa credere una cosa, e qui se ne fa un’altra completamente diversa!
“Via i Senatori”, come scrive il Presidente del Consiglio, non significa affatto che vengano “sostituiti” gli attuali Senatori eletti democraticamente con altri senatori nominati dai partiti. Se Renzi avesse scritto “via i Senatori eletti, avanti con quelli nominati, Italia #cambiaverso”, i cittadini avrebbero ora una rappresentazione della riforma sicuramente più verosimile. Ma, in tal caso, non l’avrebbero certamente sostenuta. Peraltro “Via i Senatori”, nel suo significato di eliminare il Senato, era una ipotesi che avrebbe trovato una ampia e favorevole convergenza politica trasversale. Ma non questa riforma, che semplicemente rimpiazza senatori eletti con senatori nominati, perché più controllabili.

C’é un’altra errata convinzione nel paese e cioé che i risparmi per le casse dello Stato conseguenti all’implementazione di questa riforma, sarebbero ingentissimi, rappresentati in oltre un miliardo di euro. Naturalmente si tratta di una convinzione falsa. L’intero bilancio del Senato è notoriamente di ca. 500 milioni di euro ed é composto in grande parte da costi fissi, rispetto ai quali né Renzi, né alcun rappresentante del Governo o dei gruppi di maggioranza, hanno mai speso una parola, del senso di volerli ridurre (si tratta degli stipendi del personale, delle pensioni, della manutenzione degli stabili, ecc.). Dunque, mi chiedo e vi chiedo, a chi é convenuta la diffusione di queste false credenze, se non a quelle forze, palesi ed occulte, che questa riforma la vogliono a tutti i costi?

Falsità e disinformazione arrivano, come abbiamo visto, fino ai giorni nostri. Mi si consenta di citare a titolo d’esempio, solo un esempio tra i tanti, un articolo esemplare di un noto quotidiano a maggiore tiratura nazionale, di non più di qualche giorno fa. Lodando una volta ancora la riforma del Senato, non ha trovato di meglio da fare che indicare – in conto risparmio sulle indennità e sui rimborsi ai Senatori – un risparmio atteso di 500 milioni di euro. Titolo: “Gli Italiani non voteranno più il Senato, 500 milioni di indennità in meno”. Ora, a parte il fatto che il rimborso spese verrà sicuramente previsto anche per i futuri senatori nominati dai partiti, è di tutta evidenza che la cifra pubblicata si discosti di… almeno 450 milioni di euro dalla realtà! Chiedo, se possibile, di poter allegare l’articolo a verbale, o quantomeno i suoi riferimenti, quale splendido esempio di disinformazione (La Repubblica 10.VII.2014).

Il punto é, cari Colleghi, che se si fosse detta ai cittadini la verità, avrebbero capito che la montagna di questa riforma ha partorito un topolino. La sostituzione di un senato elettivo con un altro di nominati della politica, comporterà se va bene un risparmio per la collettività di 50 milioni di euro. Questa consapevolezza basterebbe da sola per coprire di ridicolo coloro che hanno presentato questa riforma come un modello di risparmio. Un risparmio di 50 milioni di euro rappresenta, per capirci,meno di un quarantesimo di quanto questa stessa maggioranza ha REGALATO ai gestori delle slot machines, grazie al condono tombale di non più di qualche mese fa;rappresenta meno di un centocinquantesimo del regalo fatto alle banche col decreto IMU-Bankitalia;
rappresenta addirittura meno di un millesimo della spesa attesa per acquisto e manutenzione degli F35….

purtroppo se persistiamo nel rimanere agli ultimi posti nelle classifiche mondiali sulla libertà di stampa, un motivo ci sarà.

L’obiettivo di perseguire un significativo contenimento dei costi, al Senato come nell’altra Camera, sarebbe ben più facilmente ed immediatamente raggiungibile senza dover scendere a compromessi sul piano della rappresentanza politica e quindi più in generale senza dover rinunciare ad una fetta di democrazia. Sarebbe infatti sufficiente che tutti i gruppi parlamentari adottassero comportamente virtuosi come: la riduzione del 50% delle competenze, la rendicontazione pubblica delle spese, la rinuncia ai contributi elettorali, la rinuncia all’assegno di fine mandato, la restituzione delle indennità corrisposte e non utilizzate, ecc. ecc. Basterebero queste semplici innovazioni per garantire un risparmio per lo Stato di ca. 500 milioni di euro, questa volta reali! Si può fare e ve lo dimostriamo: perché noi del M5S lo stiamo già facendo!

Si confrontano in quest’Aula due diverse visioni dell’Italia: la visione di Renzi é quella di sottrarre dovunque possibile fette di sovranità ai cittadini, come se fossero loro la causa dello stato di crisi del nostro paese. Questa visione vorrebbe rafforzare i poteri dei partiti ed i particolare del segretario del partito di maggioranza relativa. Ma anche di ridurre ruolo e prerogative del Parlamento, a vantaggio di poteri e prerogative del Governo. Un’altra visione, vorrebbe invece l’esatto contrario: considera i partiti i principali responsabili di questo disastro economico politico e sociale, invoca una maggiore partecipazione dei cittadini alla vita politica del paese, desidera rafforzare i poteri e le prerogative della principale istituzione che li rappresenta, cioé il Parlamento, invocando una azione più incisiva di controllo del Parlamento sul Governo e, al contrario, una sostanziale riduzione dei poteri, delle attribuzioni e dei finanziamenti ai partiti.

Per questo motivo molte questioni, come quella relativa alla elezione diretta dei nuovi membri del Senato, hanno sollevato posizioni difficilmente conciliabili. Per questo motivo si é provveduto all’estromissione forzosa di alcuni parlamentari dissidenti, membri della commissione affari costituzionali, ricorrendo ad una procedura di dubbia legittimità, al fine di “imporre” l’approvazione in commissione di questo disegno di legge costituzionale, pur in mancanza dei numeri necessari. Particolarmente urgente appare dunque il giudizio di legittimità sulle estromissioni, considerate lesive dell’art. 67 della Costituzione. Se le estromissioni dovessero essere considerate illegittime, che sorte dovrà riservarsi ai provvedimenti nel frattempo approvati da una commissione illegittimamente costituita?

E’ stato affermato che questa riforma si propone il superamento del bicameralismo perfetto e la sostituzione del senato della Repubblica con una nuova Camera delle autonomie. Questa innovazione vorrebbe conferire maggiore efficacia ed efficienza alla macchina legislativa. Ma alla precisa e puntuale elencazione dei motivi per i quali non verranno affatto colti gli obiettivi annunciati, é stata opposta in mancanza di argomentazioni, la solita retorica trita e ritrita delle riforme che sono un bene di per sé, in un paese come l’Italia che si oppone ad ogni cambiamento.

Ora, siamo tutti d’accordo che il nostro paese necessita di importanti riforme. Penso in particolare alle riforme necessarie per far ripartire l’economia, secondo i più moderni canoni della sostenibilità, penso all’emergenza “lavoro” ed alla necessaria riforma di una giustizia messa in ginocchio da Berlusconi, penso a nuove regole per una nuova etica della politica, oggi sempre più assente a tutti i livelli.

Ma quella in discussione é una riforma profondamente sbagliata, che poggia su motivazioni errate o false. Rappresenta per i cittadini Italiani il più classico dei passaggi dalla “pentola alla brace”, promuovendo la sostituzione di una classe politica elettiva ad un’altra più difficilmente sanzionabile, in quanto svincolata dal giudizio del voto popolare. Anche una sottostante motivazione “etica” alla riforma appare totalmente priva di fondamento: basti pensare che i Consigli regionali in cui siedono degli indagati sono attualmente 18 su 20! Negli ultimi anni nelle Regioni abbiamo assistito ad un tasso di moralità pubblica pari quasi allo zero, direi tristemente in linea con la media nazionale! Senza contare che il nuovo Senato si fonderebbe proprio sul principio del cumulo di cariche, incarichi e poltrone. Mentre attualmente il senatore incompatibile deve optare per una delle proprie cariche – e quindi rimuovere la causa di incompatibilità – sarebbe proprio la “deprecabile” presenza in più “poltrone”, l’elemento imprescindibile ed essenziale del senatore.

Lontano dalla realtà sembra essere anche il preteso incremento di efficacia ed efficienza del processo legislativo, introdotto dalla riforma. Se l’attuale sistema ha ampliamente offerto evidenze del fatto che, sussistendo la volontà politica, i tempi di licenziamento di un disegno di legge possono essere di soli pochi giorni – come nel caso del “lodo Alfano”, incostituzionale ma licenziato a tempo di record – il nuovo sistema si annuncia, per quanto possibile, ancora più farraginoso e segnato da nuovi complessi rapporti tra le due Camere, dall’esito facilmente prevedibile sul piano della sua efficienza e della sua efficacia. Con il nuovo articolo 70 della Costituzione, il Senato potrà continuare, ad esempio, ad intervenire su tutti gli atti e tutte le leggi! Non vi è alcuna precisa delimitazione di materie, diversamente da quanto accade negli altri paesi bicamerali che differenziano nettamente le competenze, per evitare inutili sovrapposizioni. Insomma, l’iter legislativo anzichè essere efficientato, ne viene ulteriormente rallentato. E’ sufficiente che un terzo dei componenti del Senato sia di diverso “colore politico”, rispetto alla maggioranza alla Camera, perchè TUTTE le leggi possano venire richieste di essere discusse in Senato, per fini ostruzionistici, rallentando di due mesi la promulgazione di tutti i provvedimenti.

Minimo comune denominatore di questo progetto di riforma é lo sbilanciamento dei poteri dello Stato, tutto a vantaggio del potere esecutivo. Di un potere esecutivo che dovrebbe al contrario arretrare, per consentire al potere legislativo di riconquistare lo spazio proprio, ad esso riservato dalla Costituzione.

Sul piano dell’etica, nell’ottica di una profonda riforma del sistema, dovremmo piuttosto valutare in Italia l’introduzione del meccanismo del Recal, cioé della possibilità per gli elettori di richiedere la terminazione anticipata del mandato elettorale dei propri rappresentanti, quando si fossero macchiati di comportamenti incompatibili con il loro mantenimento del ruolo. Prevedibilmente, l’introduzione di questo istituto andrebbe a modificare sostanzialmente la composizione del nostro Parlamento. Interi gruppi politici costituiti in sfregio alla volontà popolare manifestata alle elezioni, come ad esempio GAL (Gruppo Autonomie e Libertà) o lo stesso Nuovo Centro Destra, non sarebbero mai nati o comunque potrebbero venire velocemente sconfessati dagli elettori. Se così non fosse, acquisirebbero, grazie alla presenza di questo istituto, una dignità politica che attualmente non appartiene loro, non essendo approdati in Parlamento – in quanto gruppi politici – in virtù di una competizione elettorale.

Altro intervento sul quale soffermarsi, concerne gli strumenti di democrazia diretta come il referendum senza quorum, il superamento del referendum abbrogativo ed i disegni di legge di iniziativa popolare. Una maggiore partecipazione dei cittadini alla vita democratica del nostro paese, grazie a questi istituti, dovrebbe essere unanimemente auspicata da tutte le forze politiche. Si nota invece in questo provvedimento una pericolosa tendenza opposta, rappresentata dall’aumento considerevole delle firme necessarie tanto per il referendum che per depositare disegni di legge di iniziativa popolare. Viene dunque limitato piuttosto che incoraggiato, l’accesso diretto dei cittadini alla politica.

Il bicameralismo é garante di maggiore trasparenza dei lavori parlamentari. E di maggiore ponderatezza delle scelte. Si pensi ad esempio alla sciagurata approvazione alla Camera, qualche giorno fa, dell’emendamento che introduce la responsabilità diretta dei magistrati. Il premier Renzi si é subito affrettato a dichiarare che non rappresenta un problema in quanto verrà “sistemato” in Senato. Certo. Ma ha pensato al fatto che, proprio a seguito della sua riforma, l’intervento del Senato non sarà più possibile?

Il nostro bicameralismo potrebbe essere facilmente “alleggerito” riducendo sensibilmente il numero complessivo di parlamentari, di Camera e Senato, allo scopo di venire incontro alla sacrosanta esigenza di riduzione dei costi della politica, senza mettere a repentaglio l’essenza stessa del procedimento democratico di formazione delle leggi nel nostro paese.

Peraltro, é paradossale che proprio questo Parlamento, chiamato a formulare una scelta di riforma costituzionale così importante, sia sostanzialmente un Parlamento a legittimità limitata, a causa di una legge elettorale dichiarata notoriamente incostituzionale per molti dei suoi aspetti.

Alcune considerazioni finali: la previsione di 5 Senatori nominati dal Capo dello Stato fatica non poco a trovare una qualche logica, anche in considerazione delle molte polemiche che si sono alzate da quasi tutti i gruppi in concomitanza alla nomina di Senatori a vita. La riforma del parlamento in discussione é stata proposta e, visti i toni, direi “imposta”, dal Governo. Il fatto che aveesse dovuto essere approvata addirittura entro il 25 maggio, cioè in tempo per la scadenza elettorale, dimostra la finalizzazione strumentale di questa iniziativa, svincolata da ogni processo serio e coerente e legata essenzialmente a criteri di opportunità politica. E’ stato detto che l’attuale bicameralismo Italiano sia un unicum che deve essere superato. D’accordo. Ma se lo superiamo con questa riforma introduciamo un nuovo unicum, ricadendo nello stesso errore. Certo sarà ben più difficile da giustificare.

Con questa riforma viene costituzionalizzata la “ghigliottina” (procedura Parlamentare applicata esclusivamente al M5S), con voto bloccato e senza emendamenti, articolo per articolo, in caso di inutile decorso del termine di 60 giorni. Sarà sufficiente alle forze di maggioranza perdere un poco di tempo, per ottenere il ben poco lusinghiero risultato di imbavagliare le opposizioni, ed impedire la presentazione e votazione dei loro emendamenti.

Conclusione (Legislatura 14ª – Aula – Resoconto stenografico della seduta n. 899 del 16/11/2005)
Concludo con le parole prelevate dall’intervento di Luigi Zanda, pronunciato in occasione della riforma costituzionale di Berlusconi del 2005. Parole quanto mai attuali, seppure a condizioni politiche invertite:

Ora, al di là delle naturali differenze tra gli schieramenti politici, sarebbe stato necessario che la maggioranza avesse ricercato prima di tutto nel lavoro di revisione della Costituzione l’unità del Parlamento su alcuni valori condivisi e sulle regole fondamentali della vita pubblica. Credo che nulla nuoccia di più al futuro del Paese della rottura dei principi su cui poggia la nostra convivenza democratica. C’è molta incertezza nella società italiana. I cittadini hanno bisogno di recuperare con la politica un rapporto più forte, fatto di contenuti e non solo di immagine, di ideali e non solo di marketing, di serietà e di stabilità e non di incertezza e di precarietà.

Ecco Sen. Zanda, le ho rammentato il Suo pensiero. Lo vada ora cortesemente a ricordare al Suo segretario di partito!

Per tutti questi motivi, consapevole che molti senatori in quest’Aula avvertono il disagio nel dover votare, solo per disciplina politica, una riforma che non condividono affatto, mi appello alla loro coscienza nell’esprimere parere decisamente contrario alla proposta di riforma costituzionale in esame.

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