SETTE PUNTI PER L’EUROPA: i primi 3

SETTE PUNTI PER L’EUROPA: i primi 3
REFERENDUM PER LA PERMANENZA DELL’EURO
ll primo punto del Programma politico per le Europee 2014 del MoVimento Cin
que Stelle è abbastanza esplicativo: quando saremo in Europa, ridiscuteremo molti
trattati che vanno contro il cittadino e la sovranità popolare. Se l’Europa, non vorrà
ridiscutere, a quel punto il M5S chiederà il referendum. Ma se riflettiamo sulla vera
entità del punto in questione non possiamo tralasciare due aspetti alquanto ovvi:
quali sono le conseguenze “positive” e “negative” di un’ipotetica uscita dalla Moneta
unica? Quali sono gli effetti maggiormente a favore per l’Economia italiana a seguito
di un cambiamento così epocale? Perché non riflettere insieme sulle eventuali con
traddizioni e difficoltà insite in questo primo punto della Proposta? I giochi sull’Euro
si stanno facendo sopra le teste dei popoli europei. Il referendum sull’Euro in Grecia
è scomparso dalla sera alla mattina e il premier Papandreou, che lo aveva sostenu
to, è stato messo alla porta senza neppure gli otto giorni. Un referendum sull’Euro
consentirebbe agli italiani di valutare le ragioni del Si e del No, entrambe legittime, e
di non lasciare in mano ad altri la decisione sul proprio destino.
ABOLIZIONE DEL FISCAL COMPACT
Il Fiscal Compact ammazza l’Italia. Le cose importanti in Italia le decidono in po

chi nelle loro segrete stanze senza coinvolgere i cittadini. Il 19 luglio 2012 con il
governo di Monti, fu approvata la condanna a morte del nostro Paese detta “Fiscal
Compact”. La solita parola inglese che dà spessore intellettuale a chi la usa e che
non fa capire di che si tratta. Con il Fiscal Compact il nostro Paese si è impegnato
ad assestare il rapporto debito/Pil al 60% in linea con gli accordi di Maastricht del
1992. Allora l’Italia, che viaggiava al disopra del 100% di debito/Pil, fu esentata
insieme al Belgio pur sapendo che l’obiettivo 60% era irrealizzabile. Nel 1992 era
necessario che l’Italia entrasse nella UE e che in seguito adottasse l’euro. Ora la UE
non può più fare sconti e il motivo è il nostro debito pubblico eccessivo ed in mano
ancora in grossa parte al mercato internazionale, che preme per avere garanzie
sui pagamenti. A fine 2013 il rapporto debito/Pil ha raggiunto il 132,6%, il più alto
dal 1990. Il rapporto ha un andamento costante al rialzo, nel 2012 era del 127%.
Il nostro debito pubblico quest’anno ha superato i 2.100 miliardi e il Pil è caduto di
nove punti dal 2008, malgrado tutti i sacrifici fatti dai contribuenti. Debito in salita
verticale, discesa del Pil e aumento costante degli interessi sul debito. In questa
situazione il Fiscal Compact, che taglierebbe la spesa pubblica dai 40 ai 50 miliardi
all’anno per vent’anni in mancanza di una fortissima crescita, del tutto impossibile,
è irrealistico. Consegnerebbe l’Italia alla miseria con tagli neppure immaginabili alla
spesa sociale, dalla scuola alla sanità, e ucciderebbe ogni possibilità di ripresa. Il
Fiscal Compact lo ha firmato il signor Monti e lo ha ratificato il parlamento delle
larghe intese che lo ha sostenuto. Il Fiscal Compact lo paghino Berlusconi, il PD,

Napolitano,Monti, Letta e Renzi se vogliono. Il M5S lo cancellerà

ADOZIONE DEGLI EUROBOND

Il termine Eurobond è utilizzato per ipotetiche obbligazioni del debito pubblico dei
Paesi dell’eurozona, emesse dalla UE, la cui solvibilità sia garantita da tutti i Paesi.
Il titolo di debito pubblico in tal caso non sarebbe più nazionale, ma comunitario e il
suo rischio corrisponderebbe alla media dei valori delle economie e dei rischi paese
della UE. In sostanza si metterebbe in comune il rischio debito oltre alla moneta e
si avrebbe un tasso d’interesse unico eliminando il famigerato “SPREAD” ovvero la
differenza tra i tassi d’interesse. L’Eurobond sta stretto ai Paesi con le economie più
forti, come la Germania, ma aiuterebbe i Paesi in difficoltà, come i Piigs (i paesi più
in difficoltà nella crisi europea tra i quali Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia, Spagna).
Qualcuno perderebbe, altri guadagnerebbero, la UE nel suo complesso si raffor
zerebbe. In passato gli stati erano liberi di fare politiche economiche finanziarie e
soprattutto monetarie emettendo nuovo debito in relazione alla necessità, stava poi
ai mercati dare più o meno credibilità a quelle politiche economiche d’investimento.
Oggi ci troviamo con un deficit pari al 132% del PIL (un debito eccessivo ed im
morale in parte, perchè frutto d’interessi su scelte politiche economiche delle quali
hanno goduto solo alcuni ai danni di tutti). Il titolo di debito pubblico quindi prima
dell’istituzione della BCE e dell’Euro seguiva il corso dell’economia nazionale. L’euro
senza eurobond con i vincoli di spesa a deficit imposti dalla Troika è una camicia di
forza, in quanto il costo del finanziamento delle politiche d’investimento e di rinno
vamento del debito per alcuni paesi è insostenibile. Euro e titoli di debito pubblico
europei vanno accomunati, per calmierare ed armonizzare i tassi d’interesse sul
rischio paese. L’emissione di eurobond è la soluzione. Dell’Europa si parla spesso
in termini di Comunità. In una Comunità ci si aiuta a vicenda, se uno Stato è in dif
ficoltà non lo si abbandona al suo destino, come è successo per la Grecia. Ognuno
si prende la sua parte di obblighi e di responsabilità. In situazione di crisi economica
avere un titolo di debito pubblico legato all’economia e al coefficiente di rischio di
tutti i paesi UE avrà sicuramente più solidità sul mercato e si potrebbe gestire meglio
senza eccessive variazioni sui tassi d’interesse in caso di crisi di uno o più paesi.
Questo perché un Paese può entrare in crisi, il proprio titolo di debito può subire
una perdita di valore reale e senza il sostegno delle altre economie, l’interesse sul
debito rischia di diventare eccessivo ed insostenibile, condannando il paese in crisi
a politiche distruttive incentrate sull’austerity. L’eurobond è la soluzione per non
uscire dall’euro. Perchè la Germania non li vuole? Forse perchè vuole godere dei
vantaggi di una moneta sottovalutata rispetto alla sua economia sfruttando la morte
economica degli altri paesi. A queste condizioni esca lei dall’Euro.
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