Lotta all’ultimo sangue del M5S in Aula.Intervento del Sen. Buccarella su 416 ter.

Lotta all’ultimo sangue del M5S in Aula.Intervento del Sen. Buccarella su 416 ter.

Signor Presidente, stiamo assistendo all’ennesima pagina del grande paradosso, del surreale. Il testo di legge relativo al reato di scambio elettorale politico-mafioso, licenziato dal Senato poche settimane fa e su cui la maggioranza dei parlamentari in Commissione giustizia e in Aula aveva raggiunto una visione unitaria relativamente ad una norma davvero incisiva e in grado di colpire il fenomeno che rappresenta forse la base del degrado politico, economico e sociale del nostro Paese – il momento delicato in cui la democrazia rappresentativa, pur con tutti i suoi limiti derivanti dal sistema politico e partitico, viene attaccata e infiltrata dalla parte peggiore del Paese, quella delle mafie, delle organizzazioni criminali che ormai stanno appestando come un tumore il corpo di questo Paese – è stato cambiato.

Il Movimento 5 Stelle era contento di aver dato il proprio contributo alla realizzazione di una norma, quella licenziato dal Senato, che davvero copriva un vuoto normativo rispetto alla normativa vigente che sappiamo punire oggi solo la dazione di denaro come elemento di scambio in virtù di una promessa di voti. Eravamo contenti perché, una volta tanto, anche tenendo a mente le false accuse mosse nei nostri confronti di non voler collaborare, di voler solo protestare e di stare a Roma senza far niente, avevamo dimostrato, come in altre occasioni, di avere la massima disponibilità a collaborare con le altre forze politiche, senza alcuna pregiudiziale ideologica. Si era quindi creata quella maggioranza capace di modificare finalmente quell’articolo, comprendendo qualunque altra utilità come ipotesi di scambio politico mafioso. Su espresso suggerimento del nostro Gruppo, era stata introdotta nella norma anche la condotta consistente nella cosiddetta messa a disposizione del politico, ben sapendo che lo scambio tra mafia e politica non si sostanzia necessariamente e immediatamente con dei soldi, degli appalti o delle nomine, ma con la semplice consapevolezza del fatto che quella persona, messa al Comune, alla Regione, a Roma o in Europa, è uno dei nostri, quindi una persona che ci deve qualcosa e alla quale possiamo chiedere qualcosa.

Eravamo contenti di aver ripristinato la pena edittale dell’articolo 416-ter nella giusta misura, quantomeno equivalente a quella prevista dall’articolo 416-bis, vale a dire una pena edittale che va dai sette ai 12 anni. Eravamo soddisfatti ed eravamo curiosi di vedere quello che sarebbe successo poi alla Camera. È ciò che è successo alla Camera la settimana scorsa è il quadro plastico della grande menzogna, dell’asservimento anche delle migliori coscienze del Palazzo, le migliori coscienze dei nostri colleghi di altri partiti, costretti a chinare la testa agli ordini che arrivano dall’alto.

Cosa è successo in una settimana? Perché i colleghi dei partiti che con noi avevano votato in un senso improvvisamente hanno dovuto capovolgere la posizione di centoottanta gradi facendo una serie di piroette? Cosa gli è stato detto per imporre una modifica che ha stravolto completamente il testo dell’articolo e quindi la sua portata incriminatrice? Sappiamo cosa hanno fatto alla Camera i vostri colleghi, egregi parlamentari del Partito Democratico!

È stata ridotta la pena edittale e nella misura indicata ora sarà molto più difficile, se non impossibile, applicare eventualmente le misure cautelari, quelle verso le quali abbiamo dimostrato anche la massima disponibilità nell’ottica di un miglioramento del quadro strutturale.

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