Commissione Affari Costituzionali , considerazioni dopo i lavori di ieri sera.

Commissione Affari Costituzionali , considerazioni dopo i lavori di ieri sera.
Ieri notte ho fatto un intervento in Commissioni Affari Costituzionali, nell’ambito della discussione sul provvedimento governativo di Riforma costituzionale che piglia a calci la Costituzione Italiana (per fini propagandistici ed elettorali).

Presidente di Commissione (fino alle 23:30) una Sen. Finocchiaro tra l’impassibile ed il divertito per gli strali cui ha dovuto assistere contro il Suo primo Ministro Renzi. Come spesso accade gli interventi, che si sono ripetuti, hanno visto quasi esclusivamente intervenuti del M5S. In rappresentanza del Governo era presente Scalfarotto. Fisicamente. Ma con la testa da un altra parte.

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 Al centro della proposta di Riforma costituzionale imposta dal Governo e subita da questo Parlamento e dall’intero Paese vi é il superamento del bicameralismo perfetto e la sostituzione del senato della Repubblica con una Camera “bassa” delle autonomie.

 Tre sono gli ordini di idee portati a sostegno di questa riforma:

  1. conferire maggiore efficacia ed efficienza alla macchina legislativa
  2. sviluppare dei risparmi di spesa, tagliando alcune, rilevanti spese della “politica”
  3. condurre una battaglia “etica” contro una classe politica considerata – a ragione – una “casta”, un male da depotenziare

Si tratta di una riforma sbagliata, che poggia su motivazioni errate che, anche quando potrebbero sembrare condivisibili, come ad esempio al punto 3), rappresentano per i cittadini Italiani il classico passaggio dalla “pentola alla brace”, cioé la sostituzione di una classe politica con un’altra più difficilmente sanzionabile, in quanto svincolata dal giudizio del voto popolare.

La motivazione “etica” é ovviamente priva di ogni fondamento: basti pensare che i Consigli regionali in cui siedono degli indagati sono attualmente ben 18 su 20! Negli ultimi anni nelle Regioni abbiamo assistito ad un tasso di moralità pubblica pari quasi a zero. Senza contare che il nuovo Senato si fonderebbe sul cumulo delle cariche. Mentre attualmente il senatore “incompatibile” deve optare per una delle cariche – e quindi rimuovere la causa di incompatibilità – proprio la “deprecabile” contemporanea presenza di più incarichi diventerebbe l’elemento essenziale della “senatorialità”.

Ma anche il paventato risparmio economico, appare completamente privo di fondamento. Il Senato, con tutti i suoi connessi costi di funzionamento, infatti, rimane ,in quanto Istituzione. E se viene esclusa, in virtù del cumulo di cariche, una indennità per i senatori elettivi, nulla si dice sulle voci diverse da quelle dell’indennità, come i rimborsi (che sappiamo pesare in maniera significativa) e, comunque, non è espressamente esclusa neppure l’indennità per i senatori di nomina presidenziale.

 

Lontano dalla realtà anche un preteso incremento di efficacia ed efficienza del processo legislativo. Se l’attuale sistema ha ampliamente offerto evidenze del fatto che, sussistendo la volontà politica, i tempi di licenziamento di un disegno di legge possono anche essere di soli pochi giorni – come tristemente ricordato agli Italiani dal vergognoso episodio del “lodo Alfano” – il nuovo sistema annuncia, per quanto possibile, procedure ancora più farraginose, segnate dai nuovi complessi rapporti tra le due Camere, dall’esito imprevedibile sul piano dell’efficienza e dell’efficacia. Con il nuovo articolo 70 della Costituzione, il Senato continua comunque ad intervenire su tutti gli atti e tutte le leggi ! Non vi è alcuna precisa delimitazione di materie, diversamente da quanto accade negli altri paesi bicamerali che differenziano nettamente le competenze per evitare inutili sovrapposizioni.

 

Minimo comune denominatore di questo progetto di riforma è lo sbilanciamento dei poteri dello Stato, tutto a vantaggio del potere esecutivo. Di un potere esecutivo che dovrebbe al contrario arretrare, per consentire al potere legislativo di riconquistare lo spazio proprio, ad esso riservato dalla Costituzione.

L’obiettivo di perseguire un significativo contenimento dei costi, al Senato come nell’altra Camera, sarebbe facilmente ed immediatamente raggiungibile senza dover scendere a compromessi sul piano della rappresentatività politica e quindi più in generale della democrazia. Sarebbe infatti sufficiente che tutti i gruppi parlamentari adottassero le medesime misure di contenimento dei costi fatte proprie dal M5S: riduzione del 50% delle competenze, rendicontazione pubblica delle spese, rinuncia ai contributi elettorali, rinuncia all’assegno di fine mandato, ecc. ecc. Basterebero queste semplici innovazioni per garantire un risparmio per lo Stato di 500 milioni di euro! Si può fare. Noi lo stiamo già facendo!!!

Sul piano dell’etica, l’introduzione del meccanismo del “Recall“, del ” Richiamo” nel nostro ordinamento, dovrebbe essere invece una opzione sulla quale attivare un approfondito dibattito. Prevedibilmente l’introduzione di questo istituto andrebbe a modificare sostanzialmente la composizione del nostro Parlamento. Interi gruppi politici costituiti in sfregio alla volontà popolare manifestata alle elezioni, come ad esempio GAL (Gruppo Autonomie e Libertà) o NCD, non sarebbero mai nati e/o comunque verrebbero velocemente sconfessati. Se così non fosse, tramite il recall, acquisirebbero quella dignità politica che attualmente a loro non appartiene, non essendo approdati in Parlamento – in quanto gruppi politici – in virtù di una competizione elettorale.

Altro intervento sul quale soffermarsi concerne l’allargamento degli strumenti di democrazia diretta come il referendum senza quorum ed il superamento del referendum abrogativo. Entrambi questi interventi si pongono l’obiettivo di una maggiore partecipazione dei cittadini nelle scelte politiche più importanti, scelte che si vorrebbe limitare alle ristrette segreterie dei partiti di maggioranza. Una maggiore partecipazione dei cittadini alla vita democratica del nostro paese dovrebbe essere unanimemente auspicata da tutte le forze politiche. Si avverte invece una pericolosa tendenza opposta, verso l’ampliamento della concentrazione dei poteri nelle mani di pochissimi rappresentanti dell’esecutivo.

Vorrei esprimere una considerazione in merito alla recentissima vicenda parlamentare del 416-Ter. Come molti altri provvedimenti, ha lasciato sul tavolo numerose questioni significative alla luce delle riforme in discussione, ed in particolar modo alla trasformazione del Senato in una Camera delle Autonomie con compiti e funzioni sostanzialmente consultivi. Ebbene, il menzionato provvedimento, già approvato all’unanimità dalla Camera dei Deputati, é stato poi sostanzialmente modificato in seconda lettura al Senato ed in terza lettura alla Camera, per poi pervenire ad un testo finale completamente riformulato. Nonostante l’unanimità iniziale, il tempo trascorso tra la prima e le letture successive ha consentito una maggiore partecipazione diffusa, una maggiore informazione pubblica ed il recepimento di importanti modifiche che, evidentemente, non si sarebbero mai potute realizzare con una Camera unica.

Il bicameralismo perfetto é dunque oggi garante di una maggiore trasparenza dei lavori parlamentari. E di maggiore ponderatezza delle scelte. Un bicameralismo che potrebbe essere “alleggerito” riducendo sensibilmente il numero complessivo di parlamentari, di Camera e Senato, allo scopo di venire incontro alla sacrosanta esigenza di riduzione dei costi della politica, senza mettere a repentaglio l’essenza stessa del procedimento democratico di formazione delle leggi nel nostro paese. Peraltro, é paradossale che proprio il Parlamento chiamato ad una scelta di riforma costituzionale così importante, sia sostanzialmente un Parlamento a legittimità limitata, a causa di una legge elettorale dichiarata notoriamente incostituzionale per molti suoi aspetti.

Conoscendo lo stile “Renzi”, che ha visto licenziare un provvedimento di “abolizione delle province” che di fatto non ne abolisce pressochè nessuna, ed un provvedimento di abolizione del Senato che ancora una volta non abolisce l’istituzione ma la rinomina, ebbene, temiamo che anche l’annunciata abolizione del CNEL sia un provvedimento squisitamente propagandistico in quanto la “strana” previsione di 25 Senatori nominati potrebbe far rientrare dalla porta ciò che era appena stato fatto uscire dalla finestra.

Alcune considerazioni finali: la previsione di 21 Senatori nominati dal Capo dello Stato fatica non poco a trovare una qualche logica, anche in considerazione delle non poche polemiche che si sono trasversalmente alzate in concomitanza con la recente nomina di Senatori a vita da parte, appunto, del PdR.

Anche il fatto che il numero di Senatori di provenienza Regionale, dalla Valle d’Aosta e dal Molise siano uguali in numero a quelli di Lazio, Lombardia, Sicilia e Campania rappresenta una lucida assurdità! In pratica la rappresentanza senatoriale della Lombardia viene ridotta ad 1/8 di quella attuale, mentre quella della Valle d’Aosta viene sestuplicata. Il Bundesrat tedesco, spesso chiamato ad esempio, non manca certo di ponderazione in base alla popolazione regionale.

 La Riforma del Parlamento in discussione é stata proposta e, visti i toni, direi quasi “imposta”, dal Governo. Non dal Parlamento. Il fatto poi che debba essere approvata entro il 25 maggio, cioè in tempo per la scadenza elettorale, dimostra la sfrontatezza di questa iniziativa, svincolata da ogni processo serio e coerente. Si manomette la Costituzione ed il delicatissimo bilanciamento di poteri tra Governo e Parlamento solo per avere più voti alle elezioni europee!

 Andiamo a sostituire dunque un unicum italiano – il bicameralismo perfetto – ad un altro unicum. Molto più imbarazzante.

Con questa riforma viene costituzionalizzata la “ghigliottina” – procedura Parlamentare riservata esclusivamente al M5S, con voto bloccato e senza emendamenti , articolo per articolo, con votazione finale, in caso di inutile decorso del termine.

Per tutti questi motivi si ribadisce parere fortemente contrario alla proposta di riforma costituzionale in esame, di origine governativa.

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