Piano Energetico Regionale: il M5S presenta una valanga di osservazioni

Piano Energetico Regionale: il M5S presenta una valanga di osservazioni

La Giunta veneta ha adottato a metà ottobre 2013 il Piano Piano Energetico Regionale del Veneto, documento che detta le linee di indirizzo e di coordinamento della programmazione in materia di promozione delle fonti rinnovabili, di efficienza e di risparmio energetico.

Si è aperta successivamente una fase di consultazione.

Il M5S, nei mesi scorsi , ha presentato alla regione duemila osservazioni frutto di incontri con i cittadini, lavoro di gruppo di attivisti, simpatizzanti, esperti del settore.

Un aspetto emerge, con chiarezza: l’ assurdità dell’adozione diun Piano presentato a meno di due anni dalla scadenza elettorale e con ben otto anni di ritardo!

Che Piano potrà mai essere, se i relativi dispositivi operativi di attuazione avranno luogo in buona parte non prima della decadenza della Giunta Regionale attuale?

I piani si devono fare all’inizio di un mandato, sulla base di una visione precisa della politica che si vuole portare avanti, non alla fine!

Viene comunicata poi una proroga di 30 giorni al termine per la presentazione delle osservazioni, a cavallo delle vacanze natalizie…

Ieri la giunta ha presentato il Piano a Rovigo, un giorno prima della scadenza per la presentazione delle osservazioni: un solo giorno di tempo sarebbe quello che e’ concesso dalle Istituzioni per permettere ai cittadini un confronto partecipato per di valutare il Piano e presentare delle obiezioni, dei miglioramenti.

La mole dei documenti che è stata necessaria studiare e valutare complessivamente ammonta a circa mille pagine (tra piano, VAS ed altri documenti) dense di dettagli tecnici, predisposti da esperti del settore, ma esterni all’Amministrazione Regionale.

Questi aspetti, uniti alla complessità tecnica implicita nell’argomento “energia”, con l’aggravante di un tempo ristrettissimo per la predisposizione delle osservazioni e della quasi assenza (al di là di una manciata di incontri di presentazione fatti nei capoluoghi di provincia, una formalità dovuta) di interventi per garantire il coinvolgimento della cittadinanza nelle scelte che riguardano tutti i Veneti, fanno ritenere la modalità di presentazione inadeguate e non compatibili con una reale condivisione dei cittadini nei processi decisionali dell’Amministrazione Regionale.

Ci si chiede, allora, quali siano gli obiettivi. Dietro una formale correttezza scientifica, si cela forse una carenza sulla capacità di adottare scelte strategiche e alternative? A cosa serve un Piano se non a questo? O si vogliono perseguire obiettivi diversi?

Questo metodo della “vecchia politica” serve forse a non mettere in discussione l’attuale modello energetico, basato sui grandi impianti a combustibile fossile e le grandi opere in generale? O non valutare con responsabilità, verso le future generazioni, le energie rinnovabili? perseguendo, con una visione miope, gli “interessi” a favore dei “grandi gruppi” del settore che hanno solo l’obiettivo di rendere sempre più remunerabile il loro business? Questo veneto, è un Piano energetico che mostra una visione affaristica, privo di una progettualità, incapace di cogliere le sfide per l’esaurirsi delle risorse naturali in uso attualmente.

Molti cittadini oggi non riescono a pagare le bollette; la stessa classe media è in difficoltà per questo motivo. La Regione deve rivedere col Piano Energetico il sistema tariffario del Veneto, adeguandolo ad un sistema dove ad esempio il gas per riscaldamento non è tassato tanto quanto quello per la mobilità.

La Regione inoltre, si assuma l’onere del riscaldamento minimo per le classi di reddito maggiormente in difficoltà (anziani, bambini, malati, portatori di handicap, imprese a reddito scarso, nascenti o morenti). Per lo stesso motivo dovrà opporsi alle cartelle esattoriali Equitalia .

Leggendo i compiti del tavolo di concertazione con i grandi gruppi del settore (Terna, Asgm, Enel ecc.) risulta chiaro che il grande assente dagli obiettivi del piano sono i i cittadini.

Le misure ambientali ad oggi vigenti non garantiscano la qualità dell’acqua, dell’aria, delsuolo.

I maggiori imputati sono gli impianti energetici, le infrastrutture territoriali, le misure adottate nella correzione delle politiche energetiche tradizionali e talvolta anche di quelle riconvertibili (impianti a biogas). E’ necessario che la regione predisponga il Piano Energetico con relativa mappa dei rischi connessi, in base non solo ai rapporti ambientali ma in virtù di analisi epidemiologiche di malattie rilevate sul territorio delle quali, molte, possono essere attribuite a cause ambientali. Gli strumenti urbanistici , PTRC, pat i PTCP, non consentono una cura e difesa del territorio e anzi ne prevedono l’ulteriore cementificazione.

L’approvazione del recente “Piano Casa Ter” è la dimostrazione più evidente della visione del futuro del Veneto che ha la Giunta Regionale. Si consente una ulteriore massiccia urbanizzazione del territorio esautorando i Comuni nella gestione dello stesso.

Questo fenomeno viene perpetrato in particolar modo attraverso lo sviluppo infrastrutturale viario che consente accessibilità a zone ad oggi integre; oppure avviene attraverso la formazione di progetti strategici e di P.A.T. orientati al massimo consumo di territorio possibile consentito.

E’ indispensabile fermare questo forsennato sviluppo acritico!

Il Piano energetico ha senso se perseguirà obiettivi di produzione di energie alternative e nel contempo favorirà politiche incentivanti di risparmio energetico attraverso interventi di riqualificazione edilizia.

 

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