Commemorazione per “Mandela, eroe dell’umanità”

Commemorazione per “Mandela, eroe dell’umanità”

Sen. BIGNAMI (M5S)

Signor Presidente, senatori, è con onore immenso che commemoriamo in quest’Aula un eroe dell’umanità che si aggiunge all’olimpo di coloro che hanno sacrificato la propria vita affinché l’uguaglianza degli uomini fosse giustamente riconosciuta in un Paese tormentato dalla discriminazione razziale.

Dovremmo metterci tutti in accorato silenzio e in laica e religiosa preghiera per il saluto ad un uomo che si è rivelato così importante e così esemplare per l’umanità intera, ringraziando qualunque Dio esista, come è scritto nella poesia di Henley, da lui tanto amata e recitata spesso in carcere.

Ma dal silenzio, dal profondo della notte che lo avvolgeva, nera come un pozzo da un polo all’altro, è scaturito il tratto determinante e fondamentale della sua vita, che dall’isolamento più profondo ha urlato eguaglianza per ventisette anni, fino al raggiungimento dell’obiettivo.

Non sono le parole, seppure elevatissime e pregevoli, che ne hanno determinato la grandezza: sono i fatti. I fatti nascono dalle azioni e le azioni nascono dalla volontà, dai sogni e dai pensieri che, seppur rinchiusi in un carcere, possono diventare realtà, perché i sogni non sono relegabili.

Ma la società delle differenze non è morta: è appena fuori dalla porta di casa, oltre il nostro praticello, nel vicino di casa, in classe con nostro figlio, a un semaforo con una mano tesa o dentro un capannone a cucire vestiti.

Moltissime forme di razzismo e di omofobia scuotono la nostra società, alimentate dalla paura del diverso e da ciò che non comprendiamo; per combattere ciò, serve il rifiuto dell’omissione e dell’indifferenza, i mali più grossi che colpiscono la nostra società. Occorre vincere l’egoismo e l’ipocrisia che la pervadono.

II Governo, dal canto suo, forte dell’articolo 3 della nostra Costituzione, deve garantire altre nobili uguaglianze, quelle del lavoro e del reddito, combattendo i nuovi apartheid del lavoro discriminante e della sperequazione del reddito.

Ma la realtà è anche globalizzazione, parola nata per descrivere avvicinamento ma trasformatasi in spirito di sfruttamento globale e di amplificazione delle disuguaglianze. La disuguaglianza è causa e conseguenza del fallimento del sistema politico, che accresce lo squilibrio economico e, come un cane che si morde la coda, porta a una sua crescita continua. È questa la lotta dei nuovi Madiba, quelli che chiedono la globalizzazione umanitaria, chiusi nelle carceri delle nuove ideologie economiche propinate da quell’1 per cento che detiene il 40 per cento delle ricchezze mondiali e che ci vuole convincere che un altro mondo alternativo non sia possibile. Questo è il nuovo apartheid.

Vi invito, miei senatori, a tornare, come recita la poesia di Henley, padroni del nostro destino e capitani della nostra anima, e a non arrendervi di fronte alle logiche del potere, a non chinare il capo di fronte ai superiori, ma a lavorare per coloro che hanno bisogno, per coloro che sono diversi.

Vi invito a lavorare, così come ha fatto Mandela, non importa quanto stretto sia il passaggio; un eroe al di sopra della propria vita e dei propri affetti, un eroe che all’ultimo è tornato nel silenzio dell’umanità, che non ha mai abbandonato, come uomo vero. La minaccia degli anni è sconfitta. La sua anima invincibile ora ha vinto.

Vi invito a lavorare per il popolo tutto, e non per le sole folle. È tempo di costruire e noi da tutto questo, come Mandela chiedeva, non ci tireremo indietro.

http://tinyurl.com/neuezwh